Ecomafia 2016

Pubblicato il 6 luglio 2016

Ecco la fotografia della criminalità ambientale in Italia

Nel nostro Paese si riduce il business delle ecomafie che l’anno scorso ha fatturato 19,1 miliardi, circa tre miliardi in meno rispetto all’anno precedente che era di 22 miliardi. Si riducono le infrazioni nel ciclo del cemento e dei rifiuti, ma aumentano gli illeciti nella filiera agro-alimentare, i reati contro gli animali e specialmente gli incendi, con una crescita che tocca il 49%. Incendi che hanno distrutto oltre 37.000 ettari e più del 56% si è concentrato nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso. A rilevarlo sono i dati del rapporto Ecomafia 2016, le storie e i numeri della criminalità ambientale in Italia di Legambiente, presentato ieri a Roma.

Dal rapporto si legge che nel 2015 diminuiscono gli illeciti ambientali accertati, sono 27.745, ciò vale a dire più di 76 reati al giorno, più di 3 ogni ora. Crescono a 188 gli arresti, mentre diminuiscono le persone denunciate 24.623 e i sequestri 7.055. Si tratta dei primi segnali di un cambio di tendenza dopo l’introduzione della legge sugli ecoreati nel codice penale.

La causa di tale calo del business delle ecomafie è da rintracciare nella netta riduzione degli investimenti a rischio nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che hanno visto nell’ultimo anno prosciugare la spesa per opere pubbliche e per la gestione dei rifiuti urbani sotto la soglia dei 7 miliardi, a fronte dei 13 dell’anno precedente.

Il rapporto evidenzia che sebbene si registri un calo complessivo dei reati nel 2015, aumenta l’incidenza degli illeciti nelle quattro regioni a tradizionale insediamento mafioso, ossia in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia, in cui se ne sono calcolati ben 13.388, il 48,3% sul totale nazionale, nel 2014 l’incidenza era del 44,6%. La Campania con 4.277 reati, più del 15% sul dato complessivo nazionale, rappresenta la regione con il maggior numero di illeciti ambientali a cui segue la Sicilia con 4.001, la Calabria con 2.673, la Puglia con 2.437 e il Lazio con 2.431. Inoltre, sempre la Campania su scala provinciale detiene un altro primato: le province di Napoli e Salerno sono tra le due più colpite, rispettivamente con 1.579 e 1.303 reati, seguite da Roma con 1.161, Catania con 1.027 e Sassari con 861.

Particolare attenzione merita il fenomeno della corruzione che è sempre più diffuso in Italia: dal 1 gennaio 2010 al 31 maggio 2016 Legambiente, infatti, ha rilevato 302 inchieste sulla corruzione in materia ambientale, con 2.666 persone arrestate e 2.776 denunciate. La Lombardia rappresenta la regione con il numero più elevato di indagini ossia 40, a cui segue la Campania con 39, il Lazio con 38, la Sicilia con 32 e la Calabria con 27.

Sul versante dell’abusivismo edilizio: secondo le stime del Cresme, se nel 2007 l’abusivismo edilizio pesava per circa l’8% sul totale costruito, l’anno scorso tale percentuale è praticamente raddoppiata. In sostanza nel 2015 si sarebbero costruiti altri 18.000 immobili fuori legge. La situazione non migliora neanche per quanto riguarda il ciclo del cemento: nel 2015 sono stati accertati quasi 5 mila reati, 13 al giorno, ed effettuati 1.275 sequestri. La Campania risulta la regione peggiore con il 18% delle infrazioni su scala nazionale, davanti a Calabria, Lazio e Sicilia. Anche su scala provinciale, la Campania primeggia sulle altre regioni con in testa Napoli con 301 reati, poi Avellino con 260, Salerno con 229 e Cosenza con 199.

Per quanto concerne le attività organizzate di traffico illecito dei rifiuti: al 31 maggio 2016 le inchieste sono diventate 314, con 1.602 arresti, 7.437 denunce e 871 aziende coinvolte in tutte le regioni italiane, a cui si aggiungono 35 Stati esteri (14 europei, 7 asiatici, 12 africani e uno dell’America Latina), per un totale di oltre 47,5 milioni di tonnellate di rifiuti finiti sotto i sigilli. Soltanto nelle ultime 12 inchieste di quest’ultimo anno e mezzo (gennaio 2015-maggio 2016) le tonnellate sequestrate sono state 3,5 milioni.

A destare preoccupazione sono gli illeciti legati alla filiera dell’agroalimentare: nel corso del 2015 sono stati riscontrati 20.706 reati e 4.214 sequestri. Il valore di questi ultimi ammonta a più di 586 milioni di euro. Il numero più elevato di infrazioni penali è stato rilevato tra i prodotti ittici con ben 6.299 illegalità accertate, mentre la contraffazione colpisce soprattutto i prodotti a marchio protetto, come ad esempio l’olio extravergine di oliva.

Cresce anche il fenomeno del caporalato: sono circa 80 i distretti agricoli, da nord a sud, dove sono stati rilevati casi di caporalato. L’anno scorso le ispezioni sono aumentate del 59%, ma con esiti negativi in quanto più del 56% dei lavoratori trovati nelle aziende ispezionate sono parzialmente o totalmente irregolari, con 713 fenomeni di caporalato registrati dalle autorità ispettive.

Le ecomafie proseguono i loro affari anche nel racket degli animali con 8.358 reati commessi nel 2015. Sono in pericolo anche i beni culturali: lo scorso anno ne sono stati recuperati o sequestrati dalle forze dell’ordine per un valore che oltrepassa i 3,3 miliardi. Un valore 6 volte più alto rispetto a quello registrato nell’anno precedente, quando si era arrestato intorno ai 530 milioni.

Infine, per quanto concerne gli incendi la Campania risulta essere la regione con il più elevato numero di infrazioni, circa 894, a cui segue la Calabria con 692, la Puglia con 502, la Sicilia con 462 e il Lazio con 440.

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