Coste cementificate

Pubblicato il 1 luglio 2016

Legambiente: metà delle coste italiane sono cementificate

Il nuovo rapporto di LegambienteAmbiente Italia 2016” presenta dati sulla salute delle nostre coste poco rassicuranti. Alle conseguenze determinate dai numerosi cambiamenti climatici in corso va infatti aggiunta la cementificazione selvaggia con il 51% delle coste del nostro Paese edificate tra porti, infrastrutture, industrie e centri urbani. Prosperano le nuove costruzioni, in particolare ville che da sole arrivano a toccare il 25% di tutto il litorale della Penisola, con diffusione soprattutto in Puglia, Calabria e Sicilia. Lo studio condotto da Legambiente, a sorpresa, indica la Sardegna come regione meno urbanizzata tra tutte le altre.

Eppure la Legge Galasso del 1988 era stata concepita proprio per evitare il tipo di situazione a cui stiamo andando fatalmente incontro; essa, impedendo gli eccessi dell’urbanizzazione, aveva l’obiettivo di tutelare gli spazi entro i 300 metri dalla coste. Legge non applicata, applicata male o comunque aggirata, dal momento che Legambiente fa notare come ogni anno 8 chilometri di costa – praticamente 25 metri al giorno – spariscano perché coperti da cemento. Non è tutto: esiste un forte problema legato all’erosione che, sommato a quello di una pessima condotta in fatto di depurazione, peggiora la salute dell’ambiente e dei cittadini.

L’erosione risulta infatti intensificata e gli accorgimenti e gli interventi attuati fino a oggi non sono stati sufficienti. Ad esempio, l’idea delle scogliere artificiali è risultata fallimentare perché non consentono il ricambio idrico e la sedimentazione, per cui il problema anziché migliorare peggiora.

Rossella Muroni, presidente di Legambiente, ha dichiarato: «Per il futuro delle aree costiere abbiamo la possibilità di ispirarci e scegliere un modello che si è già rivelato di successo. Quello delle aree protette e dei territori che hanno scelto di puntare su uno sviluppo qualitativo e che stanno vedendo i frutti positivi anche in termini di crescita del turismo. Come il sistema di 32 aree protette nazionali, che sono un esempio virtuoso di gestione delle aree costiere di cui essere orgogliosi». Però, per raggiungere questo obiettivo, conclude, «occorre che ci siano regole chiare, senza dimenticare che il nostro Paese deve anche muovere le ruspe per demolire le migliaia di case abusive che deturpano le nostre coste e avviare operazioni di riqualificazione in aree che potranno, in questo modo, avere un futuro turistico fuori dal degrado».

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