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Elogio della frivolezza, riscontrato rischio di estinzione

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Campagne di sensibilizzazione ambientale. Quante ne abbiamo viste nel corso degli ultimi tempi? Ce ne sono state di informative, dati e numeri perché bisogna saperle certe cose. Le didattiche, dove buttare questo o quello e come utilizzare l’acqua. Le emotive, con il boom di condivisioni sui social network. Le “bacchettone”, per le quali “non si fa così” con l’inevitabile senso di colpa. Le spensierate, che con naturalezza illustravano cose e situazioni semplici da comprendere. Le “incomprensibili”, per cui “mi dispiace, ma non ho capito il punto”, con la sensazione di essere un po’ tocchi perché invece gli altri le avevano capite (ma anche no). Quelle storiche, che abbiamo adottato come figli e, si auspica, continuiamo a crescere. Ma le frivole? Non le semplici, proprio le frivole. Sono due cose diverse. Uno sforzo di memoria ma nulla. Dal momento che uno dei grandi temi a cui ambisce la sensibilizzazione ambientale è quello di tutelare certe specie a rischio di estinzione, bisogna in qualche modo ricordare che esiste anche il diritto di essere frivoli che male non fa. E comunque, e qui siamo seri, per la salvaguardia dell’ambiente è ammesso quasi tutto. Quindi, se qualcuno vi rimprovera di essere frivoli, mandateli a pedalare lontano.

O proponetegli questo video. Il brano è di Paolo Serazzi, un musicista torinese amante delle due ruote che ha appunto intitolato la sua canzone “In bicicletta“, cantando dell’importanza dell’integrità ambientale e dei vantaggi di rinunciare all’automobile, ma anche dei problemi con cui i ciclisti devono fare i conti quotidianamente.

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