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CoroMoro, la musica che unisce

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La musica, tra i tanti meriti, ne ha sempre avuto uno in particolare: unire. Generazioni afflitte dalla malattia dell’incomunicabilità, persone che alle canzoni hanno affidato messaggi d’amore, di amicizia, di stima. E oltre i meriti, il potere. Come quello di far cantare tutto uno stadio, una parrocchia, un’aula scolastica, con il sorriso stampato sulla faccia e la voglia di abbracciare il vicino che canta insieme a te anche se non lo conosci.

La musica è sinonimo di integrazione, incredibilmente essa ci induce a superare barriere su barriere, ostacoli e differenze che neanche notiamo, e forse questo dovrebbe insegnarci che non solo non sono importanti ma che i motivi che possono unire sono quasi sempre maggiori di quelli che possono dividere.

La canzone popolare, peraltro scrigno dorato del passato di ogni regione italiana, ultimamente non è un genere che venga molto seguito o praticato. Peccato. Però ci sono sempre delle eccezioni e allora vorremmo parlarvi del CoroMoro, nato nel 2014 e composto da 10 ragazzi, 7 africani e 3 italiani – tutti in una fascia d’età compresa tra i 20 e i 30 anni – che hanno avuto un’idea strepitosa: restituire nuova linfa alle canzoni popolari, in modo particolare nei dialetti piemontesi, reinterpretandole con maestria e lasciandosi trasportare dalla creatività.

Quanto possono ancora essere attuali canzoni del genere? Tanto. Stiamo parlando infatti di ragazzi che sono passati attraverso le sofferenze più atroci e i dolori più grandi, alcuni di loro vivono nei centri di prima accoglienza in Valle di Lanzo (TO), precisamente a Ceres e Pessinetto, e forse nessuno meglio di loro può comprendere questo tipo di musica che alterna canzoni allegre ad altre struggenti, proprio perché sono parte della nostra storia, di una storia nella quale tante volte gli sfortunati, gli immigrati, fummo noi italiani.

E questa è la storia di tutti, è la storia del mondo che affonda le proprie radici in tempi antichissimi. Il CoroMoro ha dato diversi concerti che hanno avuto un successo grandioso, facendo ballare e cantare persone di tutte le età tra “La Bergera”, “Bella Ciao”, “Fija mia Pijlu pà” e poi parole, dal palco, parole che dicono grazie a tutta la Valle di Lanzo, agli italiani, alle persone, tutte.

Sono bravi, riescono a catturare l’attenzione del pubblico ma entrano soprattutto nei loro cuori, facendo vibrare le corde dell’emotività perché, forse, è proprio ascoltando quella che ritroviamo qualcosa della nostra umanità.

Ora i ragazzi del CoroMoro hanno un obiettivo, realizzare un album, la loro prima produzione musicale. Per farlo hanno bisogno di sostegno economico e per questa ragione hanno dato il via a una campagna di crowdfunding sul noto portale Eppela, alla ricerca di finanziatori. E poi hanno un ultimo sogno: attraverso il cd, dare voce a chi non ha voce.

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