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Banksy a Roma: dentro la discussa mostra

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L’attesa, la trepidazione, i disordini causati a Bologna e la lunga fila all’ingresso della mostra “Guerra, capitalismo e Libertà” sono tutti segnali positivi.

Ma la forza di queste immagini spiazza sempre e comunque. E Banksy è una di quelle persone che sanno individuare un messaggio ben preciso e trasformarlo in un’immagine, che non è mai solo un’immagine, un’opera, un quadro o un murales, ma è un seme che si pianta nel cervello di chi guarda scatenando una riflessione che dura per giorni.

I mezzi sono semplici, lo stile anche; la genialità sta proprio nell’accostare un’intenzione polemica ad una forma accessibile a tutti: che sia per un grande collezionista o su un muro per strada la sua forma di espressione è sempre la stessa. Simboli semplici e significati forti.

Il bersaglio principale è il capitalismo e tutte le contraddizioni che da esso scaturiscono: scene tragiche di vita quotidiana popolate da personaggi felici e sorridenti che le multinazionali assumono come testimonial di una uniforme felicità che stia addosso a tutti, indipendentemente dal contesto sociale e dalla zona del mondo in cui si vive.

E’ una critica molto aspra ma allo stesso tempo ironica fatta di telecamere che litigano tra loro, ragazzi che si difendono da carrelli della spesa e perfino immagini stilizzate della Madonna che sorregge un cartello con scritto “not for sale”. Davanti a tutto questo ci si chiede quanto certi modelli siano imposti, quando e quanto facciamo veramente delle scelte: che sia mangiare al McDonald o dipendere dal petrolio, la sostanza non cambia: scorrendo gli occhi su questi quadri si ha la netta sensazione che chi li ha dipinti riesca a guardare dall’esterno una macchina in cui siamo talmente immersi fino a diventarne una parte integrante.

Ma forse la parte più tragica è proprio quella che Banksy ritrae più spesso: scene di guerra che accompagnano momenti di vita, personaggi innocenti, spesso bambini, abituati a vivere tra le armi.

E poi signori anziani che giocano a bocce con le bombe, writers massacrati da una polizia violenta: crude e crudeli, queste immagini lasciano spazio a simboli di speranza mal riposta, come quel palloncino a forma di cuore che lasciano volare due bambini sulla cima di una montagna di armi.

C’è una ribellione di fondo, un’urgenza di manifestare il proprio dissenso che l’artista di cui si conoscono solo gli occhiali riesce a manifestare in maniera pura e diretta, lasciando ai muri la parola e agli occhi di chi guarda l’inevitabile riflessione.

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