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“A caccia di sapori”, quando i progetti profumano di legalità

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Ci sono progetti che nascono non solo da un’attenta pianificazione, dalla passione e dalla professionalità ma proprio allo scopo di apportare benefici e cambiamenti positivi per tutti, ispirando un nuovo modo di fare economia. È ciò che si sta facendo con “a caccia di sapori”, un progetto di “Cascina Caccia”, bene confiscato alla ‘ndrangheta che operava a San Sebastiano del Po, in provincia di Torino. Qui la famiglia malavitosa dei Belfiore operava esercitando un controllo capillare su tutta l’area metropolitana nord, gestendo traffici di stupefacenti, usura, scommesse clandestine e gioco d’azzardo. C’era Bruno Caccia, all’epoca Procuratore Capo di Torino, a indagare sulla faccenda. La ‘ndrangheta lo uccise nel giugno del 1983 e 10 anni dopo Domenico Belfiore, mandante dell’omicidio, venne condannato all’ergastolo.

Non fu esattamente facile procedere alla confisca della cascina e bisognerà aspettare addirittura il 2008 affinché si desse il via a un progetto di riutilizzo sociale. Che però alla fine è nato e si è costituito attorno a una comunità, dove vivono ragazzi e ragazze che ne vi lavorano producendo miele e nocciole per la produzione di cioccolato, tutto rigorosamente biologico. Inoltre, i giovani promuovono laboratori, percorsi didattici, iniziative culturali aperte a tutti.

Una risposta alla ‘ndrangheta fatta di valori come legalità, dignità del lavoro, sostenibilità ambientale, partecipazione attiva di tutta la cittadinanza. Valori che i ragazzi hanno deciso di portare avanti affidandosi alla nota piattaforma di crowdfunding Produzioni dal Basso con il progetto “a caccia di sapori” che vuole inaugurare il “Libero Laboratorio Gastronomico”, così chiamato per esprimere in maniera diretta la volontà di offrire a chi parteciperà la possibilità di interagire, collaborare, imparare, sperimentare la creazione di nuovi prodotti.

Un altro obiettivo che i ragazzi della Cascina Caccia si sono posti è quello di favorire l’occupazione e le esperienze formative attraverso l’aumento della produzione dei loro prodotti. Ecco che in questo modo si innesca un circolo in cui esiste un’interazione effettiva tra la cultura del lavoro, le opportunità di crescita sociale e lavorativa, la volontà di integrazione anche nei confronti delle persone svantaggiate che in tal modo potrebbero far parte dello sviluppo locale, la valorizzazione del territorio e i relativi prodotti di qualità, che vengono curati rispettando l’ambiente e il suolo.

Per fare tutto questo è necessario raccogliere 15.000 euro entro il 30 giugno, effettuando una donazione sull’apposita pagina messa a disposizione da Produzioni dal Basso. Per ogni donatore sono previsti dei premi, che variano a seconda della cifra che s’intende donare a favore del progetto, ma soprattutto per un nuovo modo etico di fare economia che non prescinda mai dalla legalità, dall’inclusione sociale, dalla cultura del rispetto e della dignità umana.

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