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“Ha perso la città”: il brano di Niccolò Fabi che parla di sostenibilità ambientale

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Dopo la vulcanica e apprezzatissima esperienza in trio con i colleghi Max Gazzé e Daniele Silvestri, in queste settimane Niccolò Fabi è tornato con un nuovo album dal titolo “Una somma di piccole cose“. Si tratta di un progetto musicale molto intimo e delicato che in appena pochi giorni dalla sua uscita ha visto il cantautore romano guadagnare la vetta della classifica degli album più venduti in Italia. Tra i brani dell’album ne segnaliamo in particolare uno che affronta il tema della sostenibilità ambientale in maniera leggera ma incisiva: “Ha perso la città”.

“Il brano”, come si legge sul sito del cantautore, “ha un testo che prende una posizione molto netta. Anche se interpretate con una buona dose di ironia, le sue parole raccontano di una metropoli che si è progressivamente disumanizzata, perdendo il senso della comunità, dove tanti individui convivono spesso ignorandosi nel loro tentativo di sopravvivere”.

Ed è proprio lo stesso Fabi a spiegare il senso della canzone. «La città nata per essere un centro di aggregazione ed opportunità di crescita professionale e culturale», afferma, «ha innalzato le aspettative ma abbassato nettamente la qualità della vita di chi ci abita, soprattutto a scapito della salute psicofisica e della naturalezza dei ritmi quotidiani».

Non è la prima volta che Fabi affronta il tema della sostenibilità ambientale. Di recente, infatti, l’artista romano ha scritto insieme al geologo Mario Tozzi lo spettacolo “Musica sostenibile”.

Ad accompagnare l’uscita del brano, il video che vi proponiamo, diretto da Roberto Biadi, in cui attraverso un lungo time-lapse, girato in diverse città italiane, si racconta tutta la frenesia delle metropoli.

Riportiamo di seguito il testo della canzone

Hanno vinto le corsie preferenziali
hanno vinto le metropolitane
hanno vinto le rotonde e i ponti a quadrifoglio
alle uscite autostradali
hanno vinto i parcheggi in doppia fila
quelli multi-piano, vicino agli aeroporti
le tangenziali alle 8 di mattina e i centri commerciali
nel fine settimana
hanno vinto le corporazioni infiltrate nei consigli comunali
i loschi affari dei palazzinari
gli alveari umani e le case popolari
e i bed & breakfast affittati agli studenti americani
hanno vinto i superattici a 3.000 euro al mese
le put*ane lungo i viali, sulle strade consolari
hanno vinto i pendolari
ma ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità
abbiamo perso la voglia di aiutarci.

Hanno vinto le catene dei negozi
le insegne luminose sui tetti dei palazzi
le luci lampeggianti dei semafori di notte
i bar che aprono alle 7
hanno vinto i ristoranti giapponesi
che poi sono cinesi anche se il cibo è giapponese
i locali modaioli, frequentati solamente, da bellezze tutte uguali
le montagne d’immondizia, gli orizzonti verticali
le giornate a targhe alterne e le polveri sottili
hanno vinto le filiali delle banche, hanno perso i calzolai
e ha perso la città, ha perso un sogno
abbiamo perso il fiato per parlarci
ha perso la città, ha perso la comunità
abbiamo perso la voglia di aiutarci.

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