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La progettazione che mancava: il ruolo del Building Information Modeling

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La progettazione, elemento centrale di tutti i procedimenti di affidamento di lavori pubblici, subisce qualche lieve modifica dalle norme contenute nel nuovo Codice degli appalti pubblici e delle concessioni, approvato il 3 marzo scorso in Consiglio dei Ministri.

Viene confermata l’articolazione in tre fasi successive, intervenendo con modifiche sostanziali su denominazione e contenuto della prima. Il progetto di fattibilità tecnica ed economica, infatti, conterrà informazioni molto più approfondite, indicando le stime economiche e i limiti di spesa da rispettare, le rappresentazioni grafiche e schematiche ma anche studi settoriali, come quelli geologici e geognostici, insieme a indagini sull’impatto sociale e ambientale delle nuove opere.

Questo approfondimento circa l’analisi delle caratteristiche dell’opera e l’incidenza che avrà sulla popolazione e sull’ambiente circostante, consente di reperire maggiori informazioni, funzionali a ridurre i tempi e soprattutto i costi dei lavori.

Altra importante novità introdotta dal nuovo Codice degli appalti pubblici è il Building Information Modeling, uno strumento di progettazione che, tramite una piattaforma software, permette a più progettisti di operare sul medesimo modello 3D del manufatto, associando ad ogni elemento infrastrutturale valori numerici che permettono di incidere su aspetti geometrici, prestazionali e termofisici.

Il grande pregio di questo nuovo metodo di progettazione virtuale consiste nella possibilità di intervenire sul progetto in tempo reale, in modo da poter ridurre al minimo i rischi di errore nella realizzazione concreta dell’opera; la possibilità di sviluppare un modello così preciso, grazie all’analisi di tutte le variabili che vengono in gioco nella costruzione di un’opera, consentirà una riduzione dei costi che si aggira intorno al 20-30 per cento.

L’utilizzazione di questo nuovo software sarà inizialmente facoltativa, ma è in preparazione un decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che ne prevede le tempistiche per la futura adozione obbligatoria, la quale sarà determinata dalla tipologia di infrastruttura e dall’importo investito, e incentivata dalla presenza di questa tecnologia tra i parametri di valutazione dei requisiti premianti.

L’introduzione di questo nuovo metodo e la sua utilizzazione saranno adeguatamente monitorate ai fini di un sapiente impiego, cercando di evitarne distorsioni o l’abuso.

In ambito europeo, le direttive incoraggiano la diffusione del sistema BIM, preordinato alla gestione e verifica di tutto il processo edilizio, per implementare trasparenza ed efficacia delle procedure di appalto, registrando percentuali di utilizzo differenti a seconda dello stato membro. Il 51 per cento dei progettisti olandesi usufruiscono del sistema BIM, rendendo questo Paese il più moderno dal punto di vista della strumentazione progettuale, seguito dal Regno Unito. L’Italia è segnalata agli ultimi posti, registrando solo il 10 per cento dei progettisti come abituali utilizzatori del sistema.

Il Building Information Modeling, una volta acquisito come modello base per la progettazione, permetterà una forte interazione tra tutti i soggetti che collaboreranno al progetto e, allo stesso tempo, tra i dati più strettamente tecnici e la mole di informazioni fornite dalle previsioni sull’impatto dell’opera. In piena corrispondenza con le previsioni della direttiva 2014/24/UE e del nuovo Codice degli appalti si potrà procedere alla progettazione di un’infrastruttura tecnicamente efficiente, prevedendo le reazioni della cittadinanza e l’incidenza che l’opera avrà sull’equilibrio ambientale e paesaggistico.

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