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Il libro bianco di Milano sull’innovazione sociale

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Milano è la regina dell’innovazione sociale. Ve ne abbiamo dato notizia nei giorni scorsi (leggi l’articolo) e oggi desideriamo tornare sull’argomento per cercare di comprendere meglio quali siano le scelte strategie attuate dall’amministrazione comunale del capoluogo lombardo in tale direzione e quali le possibili buone prassi da poter replicare anche in altri contesti italiani.

La ragioni che fanno della città lombarda una smart city sono contenute nel “Libro bianco di Milano sull’innovazione sociale“, il volume presentato nei giorni scorsi a Palazzo Marino dall’assessore alle Politiche per il lavoro Cristina Tajani. Si tratta di un progetto, sviluppato in collaborazione con la Fondazione Brodolini, che racconta il percorso che ha portato la città, negli ultimi cinque anni, a sperimentare soluzioni che promuovono appunto l’innovazione sociale.  Lo studio nasce a seguito della partecipazione del Comune di Milano al progetto “Boosting Social Innovation”, all’interno del programma europeo URBACT III, che ha l’obiettivo di avviare un confronto tra le città partecipanti sul tema dell’innovazione sociale, per favorire la creazione di nuovi modelli e nuove forme organizzative in grado di affrontare le nuove sfide sociali. Al progetto aderiscono, oltre a Milano, diverse città europee tra cui Danzica, Barcellona, Torino e Parigi. 

In questa sede vogliamo porre all’attenzione dei lettori in particolare sul paragrafo riguardante l’esperienza milanese in tema di innovazione sociale negli ultimi 5 anni, rinviando al testo integrale del Libro (clicca qui) per un maggiore approfondimento.

La via milanese all’innovazione sociale

La road map dal 2012 al 2016

Secondo quanto riportato dall’ICityRate, Milano, in tre anni è diventata la prima Smart City italiana e si posiziona tra le città più innovative a livello mondiale. Nel solo 2014 Milano ha registrato la nascita di 470 startup, molte delle quali a vocazione sociale. Questa cifra conferma la rilevanza assunta dal fenomeno dell’innovazione sociale e come l’area metropolitana milanese rappresenti un centro capace di promuovere e incoraggiare progetti innovativi aventi come obiettivo quello di migliorare la qualità della vita dei cittadini, favorendo la sviluppo di soluzioni condivise. Milano dunque gioca un ruolo di leadership nel contesto dell’innovazione sociale: non soltanto nei numeri ma anche (e soprattutto) nelle volontà di sperimentare. La città, infatti, sta cercando di promuovere l’innovazione sociale come uno degli aspetti fondanti dell’idea stessa di smart city, sforzandosi di non limitarsi esclusivamente alla dimensione tecnologica, ma ampliandolo a strumento capace di contribuire allo sviluppo di nuovi metodi per risolvere problemi socialmente rilevanti, coinvolgendo un vasto numero di stakeholder e utilizzando le tecnologie digitali a supporto dei processi collaborativi.
In linea con i principi caratterizzanti la Strategia Europea 2020 e secondo i quali una città smart non coltiva solo la sua componente tecnologica ma è capace anche di coniugare sviluppo economico e inclusione sociale, innovazione e formazione, ricerca e partecipazione, Milano, insieme alla Camera di Commercio, ha approvato un pacchetto di linee guida sulla smart city, definendo un framework di governance che include modelli, indicatori, policy ed indirizzi per consentire agli amministratori locali di perseguire, in maniera continuativa, il miglioramento della qualità della vita di cittadini e lo sviluppo economico delle imprese. Il processo di definizione degli obiettivi strategici per Milano Smart City, è partito nell’aprile del 2013 con l’organizzazione dell’iniziativa pubblica “Public Hearing:Verso Milano Smart City”. Questa iniziativa ha segnato una discontinuità con il passato ponendosi come obiettivo quello di coinvolgere i principali attori dello sviluppo della città nella creazione di un sistema, rendendoli cioè protagonisti attivi di un processo fatto non solo di consultazioni e governance. A partire da questo momento di confronto è stato avviato un percorso di consultazioni per mettere in rete le istituzioni, i privati, le università, gli enti del Terzo settore, attraverso la creazione di gruppi di lavoro tematici: Smart Europe; Smart Mobility; Smart Environment; Smart Citizenship; Smart Inclusion; Smart PA; Expo. L’output di questo processo è stato la formulazione finale dei sette obiettivi strategici di Milano Smart City:
1. Milano come città globale: laboratorio nazionale ed europeo;
2. Mobilità urbana sostenibile: Milano si prefigge di diventare la città leader nella sperimentazione della sharing e peer2peer mobility, promuovendo la concorrenza e la diffusione di piattaforme abilitanti;
3.Politiche ambientali ed energetiche: Milano si candida a essere leader europeo nella gestione del ciclo dei rifiuti urbani, con l’obiettivo di avere il tasso di raccolta differenziata più alto tra le città con più di 1 milione di abitanti;
4. Promozione dell’inclusione sociale e diversity: Milano si pone l’obiettivo di attivare nei propri quartieri, anche a livello di singolo condominio, network relazionali supportati dalle tecnologie per il coinvolgimento e il monitoraggio delle persone, anche delle categorie più bisognose. Milano promuove nuove forme di welfare comunitario e di territorio, attraverso il ricorso a nuovi strumenti per il supporto e alla promozione di servizi condivisi e momenti di socialità;
5. Benessere in città: Milano vuole porre in essere attività di riprogettazione degli spazi urbani e parchi per garantire una fruizione ricreativa e una reale multifunzionalità per residenti, city user e turisti;
6. Semplificazione della PA: Milano vuole diffondere la conoscenza dell’Amministrazione, della sua organizzazione, del suo funzionamento e della sua azione, mettendo a disposizione del cittadino la più ampia ed estesa gamma di informazioni. Utilizzare la leva tecnologica per ampliare l’accesso ai servizi e migliorare la qualità del lavoro, attraverso la realizzazione di un sistema informativo adeguato per lo sviluppo di servizi online rivolti al cittadino;
7. Generazione d’impresa: Milano Smart city vuole favorire progetti monitorabili, integrati, cooperante e pensati insieme ai portatori di interesse fin dalle fasi ideative, nell’ottica di garantire gli obiettivi dei progetti ed un approccio coordinato, favorendo nuove partnership pubblico-privato e tra istituzioni e sfruttando tutte le opportunità di crescita offerte da EXPO, prima e dopo l’evento, senza dimenticare le eccellenze del territorio (moda, design, biomedicale e innovazione sociale).
In questo contesto, l’innovazione sociale va a rappresentare un insieme di strategie e strumenti a supporto di nuove imprese capaci di dare risposte ai bisogni sociali (educazione, occupazione, mobilità, ecc.), e allo stesso tempo creare valore economico e sociale per la città. Nello specifico, negli ultimi anni hanno preso forma, grazie al sostegno dell’Amministrazione comunale, numerose iniziative lungo uno spettro d’azione ampio e variegato. Alcune di queste iniziative sono state fortemente sostenute dall’Amministrazione, che dunque ha svolto un ruolo più di tipo “top down”; altre, invece, sono sorte spontaneamente secondo una logica “bottom up”, cioè grazie all’iniziativa di

singoli o gruppi di persone (in molti casi di tipo informale). Tra le iniziative del primo tipo vanno annoverate le otto esperienze che tra incubatori e acceleratori si sono specializzate sul tema dell’innovazione sociale a 360 gradi.
Se, infatti, l’innovazione sociale rappresenta il macro-tema trasversale di riferimento, ciascun spazio ha una vocazione differente e specifica, secondo un criterio di specializzazione (evitando così duplicazioni inefficienti) e di complementarietà (l’obiettivo è avere sistema di offerta aggregata il più ampio possibile).


Si passa dal caso di PoliHub che ha una spiccata vocazione tecnologica, a quello di Base che invece è dedicato al tema delle imprese creative, fino al caso di FabriQ che rappresenta l’incubatore specializzato a sviluppare progetti con un forte impatto sociale. Vale la pena ricordare che mentre alcuni di queste esperienze stanno per iniziare le proprie attività in questi mesi (ad esempio, il caso del MHUMA dedicato alla manifattura digitale), altre sono a pieno regime e hanno iniziato a produrre risultati molto interessanti in termini di start up incubate, confermando dunque l’importanza di questi luoghi per il sostegno occupazione e la creazione di nuove imprese. Oltre agli incubatori, anche i co-working rientrano nella categoria dei nuovi spazi di collaborazione dove diversi soggetti (individui, associazioni, gruppi professionali, ecc.) pongono la sede delle loro attività contribuendo anche a creare importanti processi di contaminazione reciproca e co-progettazione di nuovi progetti (Leminem et al. 2016; Moretti, 2013). Milano si dimostra in linea con lo “spirito dei tempi” anche su questo aspetto. In città vi sono oltre 80 spazi di co-working. Anche lo stesso Comune ha investito in questa tipologia di nuovi spazi di lavoro e socializzazione, ad esempio, finanziando la possibilità di utilizzare appositi voucher fino a 1.500 euro, da parte di coloro che decideranno di lavorare in uno dei 49 co-working accreditati dalla Camera di Commercio e dal Comune.
Sempre in tema di nuovi spazi collaborativi, occorre ricordare anche i fablab che sono stati avviati in questi anni e che hanno usufruito del sostegno pubblico: dalle prime esperienze di Makerspace come Opendot e Yatta! (nati in
una parte di città che storicamente ha collegato la grande industria dell’hinterland alla manifattura dei piccoli negozi) fino a WeMake, casa dell’open source applicato alla realizzazione di oggetti 3D. Complessivamente ad oggi i FabLab che stanno ridisegnando la manifattura digitale accreditati dal Comune di Milano sono nove: The Fab Lab, Yatta!, fai da Noi, We Make, Opendot, Innogrow Makerspace, Vectorealism FabLab, Fab Lab Metropolitano KI-
BUK, Tinkering zone all’interno del Museo della Scienza. Anche in questo caso, inoltre, il Comune ha disegnato un meccanismo di voucher simile a quello descritto in precedenza per i co-working. Oltre all’impatto in termini di nuove imprese e di occupazione, questi nuovi spazia collaborativi svolgonoanche un’altra importante funzione sociale: quella di offrire un’occasione per recuperare spazi della città caduti in disuso.
Senza voler scendere nel dettaglio del complesso rapporto tra spazi e innovazione sociale (Montanari e Mizzau, 2015), in questa sede si vuole evidenziare come l’Amministrazione comunale abbia riconosciuto l’importanza di questo tema investendo 1,5 milioni di euro per la riqualificazione di alcuni edifici situati in diverse aree della città. Grazie ad alcune novità nel sistema dei bandi comunali e alla possibilità anche per i gruppi informali di proporre
progetti per la città, dal 2011 ad oggi sono stati riaperti, recuperati o sono stati destinati ad esserlo nei prossimi mesi circa 300 spazi. Tra questi sembra opportuno segnalare il già citato Base Milano, polo di promozione culturale nato dalla riqualificazione dell’ex fabbrica Ansaldo (http://base.milano.it/index_ita.html). Oltre a questi grandi progetti maggiormente guidati dal Comune che stanno avendo un forte impatto sulla mappa urbana (reale e cognitiva), la città sta assistendo anche alla diffusione di numerosi progetti sociali, culturali, sportivi e di piccola imprenditoria sviluppati dal basso grazie ai fenomeni associativi che da tempo costituiscono un caposaldo della comunità milanese.Un caso esemplare di questo tipo di progetti può essere costituito da Mare Culturale Urbano (http://maremilano.org/), un centro di produzione culturale nato nella zona Ovest di Milano, con lo scopo di costruire un nuovo modello di sviluppo territoriale partendo dalle periferie.

L’Amministrazione comunale ha cercato di sostenere anche questo tipo di progetti partecipati e dal basso, svolgendo un ruolo di supporto e di promozione. A tal fine, si è cercato di costruire una linea strategica distintiva che mettesse in connessione le differenti parti di questo ecosistema così ampio e variegato. In altri termini, il supporto pubblico complessivo (pari a circa 18 milioni di euro) è stato finalizzato non solo a sostenere un numero elevato di iniziative e di luoghi di innovazione sociale, ma anche a creare concretizzato un ecosistema a supporto delle imprese dal forte impatto innovativo. Oltre ai luoghi, agli attori e alle relazioni, l’ecosistema milanese consiste anche di supporti tecnologi quali ad esempio, il portale dell’Open data. Inaugurato nel 2012, questo portale ha contribuito ad aumentare la trasparenza dell’amministrazione e ha messo i dati pubblici a disposizione di quegli attori della società civile che vogliono utilizzarli per condividerli o come base per sviluppare applicativi innovativi. Inoltre nel 2015, durante l’Esposizione Universale di Milano, l’amministrazione si è unita all’iniziativa E015 (http://www.e015.regione.lombardia.it/PE015/) con lo scopo di migliorare l’ecosistema dell’innovazione tecnologica di Milano coinvolgendo imprenditori, studenti e ricercatori. Grazie ai fondi europei per le smart city (H0202-

SCC-2015) sono stati sperimentati, insieme a Londra e Lisbona, strumenti innovativi per il coinvolgimento dei cittadini attraverso la ristrutturazione e il riammodernamento di vecchi edifici.
Verso il Salone della Csr e dell'innovazione sociale
La revisione del bilancio sociale
1 Comment
  1. […] quasi due mesi fa abbiamo preso in esame il “Libro bianco di Milano sull’innovazione sociale”. In particolare abbiamo proposto ai lettori di Felicità Pubblica il capitolo dal titolo “La […]

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