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Fondazione d’impresa: un’occasione per i giovani

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Nell’approfondimento di questa settimana vogliamo focalizzare l’attenzione sui giovani italiani e sul loro peso nell’operato delle Fondazioni d’impresa. Per farlo ci affidiamo ai risultati di uno studio elaborato negli ultimi tre anni e presentato nei mesi scorsi. Pur non essendo il documento fresco di pubblicazione, infatti, riteniamo che l’indagine sia assolutamente interessante e degna di essere pubblicata su un portale, come Felicità Pubblica, che si occupa di innovazione sociale ma soprattutto che guarda con interesse e speranza ai giovani. Vediamo dunque di che cosa si tratta.

Nel 2013, Fondazione Italiana Accenture, Fondazione Adecco per le Pari Opportunità, Fondazione De Agostini, Enel Cuore Onlus, Fondazione Allianz UMANA MENTE, UniCredit Foundation e Fondazione Vodafone Italia, coordinate dalla Fondazione Bracco, hanno deciso di lavorare insieme, per mettere a sistema e dare visibilità alle iniziative a favore dei giovani. A due anni dal workshop di lancio, nei mesi scorsi il sodalizio ha presentato “Fondazioni d’impresa per i giovani: come far crescere il vivaio”: la prima indagine organica dedicata alle attività che le Fondazioni d’impresa e famiglia indirizzano ai giovani.

Il documento propone dati, progetti, esperienze concrete e risultati ottenuti. Risultati che evidenziano come le Fondazioni in Italia fanno molto per i giovani. Ma questa ricerca presenta anche, e soprattutto, una sorprendente ricchezza d’idee, attori e prospettive: nuovi modelli d’intervento, coinvolgimento e networking, nuove forme di finanziamento, nuovi orizzonti territoriali e internazionali.

Ovviamente non tutto è rose e fiori, e su questo la relazione prodotta è molto chiara. C’è infatti ancora molto da fare, come superare la frammentazione delle iniziative, imparare a misurare i risultati, abituarsi a dare visibilità ai progetti.

Tuttavia, quello che emerge è soprattutto l’enorme potenziale in gioco: la lunga esperienza delle Fondazioni d’impresa, la loro capacità di incidere nel concreto con agilità, creatività e lungimiranza.

Riportiamo di seguito la sintesi del rapporto, utile per avere uno sguardo d’insieme sull’indagine, rinviando alla lettura del rapporto integrale (clicca qui) per maggiori approfondimenti sul tema.

Questa ricerca nasce dall’impegno comune di otto Fondazioni d’impresa coordinate da Fondazione Bracco nell’ambito dell’iniziativa “Fondazioni d’impresa per i giovani: come far crescere il vivaio”. Di fatto è la prima analisi del ruolo e delle attività delle Fondazioni d’impresa nel generare concrete opportunità di inserimento occupazionale per i giovani, diventati ormai una fascia debole del mercato del lavoro.

Oltre a illustrare le misure attivate dalle Fondazioni d’impresa a sostegno dei giovani tra i 16 e i 34 anni, questo lavoro ne analizza gli esiti, ne evidenzia fattori di successo ed eventuali difficoltà, offre suggerimenti e contributi al rafforzamento delle politiche pubbliche a favore dei giovani.

L’indagine parte da una ricognizione delle iniziative realizzate da 49 soggetti, vale a dire oltre un terzo (37%) delle Fondazioni d’impresa operative in Italia secondo l’Istat. Tra il 2011 e il 2014, in un periodo di particolare debolezza della posizione giovanile nel mercato del lavoro, sono 334 le iniziative rivolte ai giovani, per un importo totale di quasi 49 milioni di euro, equivalente a circa l’1,2% della spesa pubblica per politiche a supporto del lavoro giovanile. In particolare, l’indagine ha censito 184 progetti che hanno coinvolto complessivamente 56 mila giovani.

Il quadro che emerge è di profondo interesse non solo per le risorse attivate in un periodo di grave crisi del mercato del lavoro giovanile, ma anche per il significativo contributo di idee, progetti e risorse messe in campo dalle Fondazioni d’impresa e per le indicazioni di policy rivolte alla valorizzazione e all’inserimento occupazionale delle giovani generazioni nel nostro Paese.

Pur essendo di nicchia, gli interventi delle Fondazioni presentano molti elementi d’interesse per le politiche pubbliche. Oltre alle risorse finanziarie investite, il contributo riguarda le dirette conoscenze di specifici settori e territori grazie al legame con le imprese di riferimento, le competenze sviluppate in tanti anni d’intervento, e la capacità di sperimentare modalità complementari e innovative rispetto ad altri soggetti pubblici e privati. In particolare gli interventi censiti evidenziano:

  • Il coinvolgimento di gruppi generalmente poco considerati dalle politiche pubbliche. Calibrati su bisogni specifici, grazie anche al coinvolgimento attivo dei destinatari, gli interventi si rivolgono a giovani altamente qualificati in diversi campi (scientifico, artistico-culturale, artigianale ecc.), come anche ai giovani esposti a un forte rischio di esclusione sociale (come quelli che hanno abbandonato la scuola, i reclusi, i disabili psichici, i malati, le giovani madri sole).
  • L’attivazione di nuove modalità e settori d’intervento. La gamma di azioni è vasta e composita: borse di studio e concorsi internazionali a sostegno della ricerca scientifica e artistica, contributi per i tirocini di giovani appena usciti dalle scuole professionali, voucher per progetti di innovazione culturale, creazione di spazi aggregativi in aree degradate per i giovani a forte rischio di esclusione sociale e di reclutamento nella criminalità, sostegno alle start-up e alla creazione di imprese sociali e cooperative attraverso finanziamenti e servizi di consulenza e mentoring in ambiti generalmente trascurati (come ricerca scientifica, settore artistico e culturale, sport, agricoltura, artigianato tessile, ristorazione, marketing territoriale).
  • Un forte radicamento territoriale congiunto all’attivazione e al consolidamento di nuove reti di attori. Oltre agli attori locali, i progetti hanno coinvolto imprese e associazioni di categoria, fondazioni bancarie, cooperative sociali, scuole ed enti di formazione, università ed enti di ricerca scientifica, enti culturali, personalità dell’arte e dello spettacolo, con una crescente apertura alla dimensione nazionale e internazionale.
  • Lo sviluppo di nuove forme di finanziamento. Accanto alle erogazioni dirette (48,7 milioni di euro), nel periodo considerato le Fondazioni hanno sviluppato attraverso il crowdfunding nuove forme di finanziamento, con un potenziale effetto leva sull’attivazione di ulteriori risorse.
  • La realizzazione di interventi consolidati e largamente sostenibili con buoni esiti occupazionali e potenziali effetti indiretti positivi sul territorio di riferimento, in termini di sviluppo economico, coesione sociale e rafforzamento delle competenze e della capacità d’intervento degli attori e delle istituzioni territoriali.

Tra i fattori critici, si evidenzia la necessità di un maggior coordinamento e di un monitoraggio costante delle attività e dei relativi risultati. Questo serve per alimentare la riflessione interna su come migliorare efficacia ed efficienza, e anche per rafforzare la visibilità delle azioni, valorizzando modelli d’intervento e buone pratiche, e offrire indicazioni utili all’attuazione delle politiche per i giovani.

È da sottolineare anche la difficoltà di fare rete tra le stesse Fondazioni d’impresa, che comporta un’elevata frammentazione degli interventi e, soprattutto, una scarsa visibilità e valorizzazione del ruolo e delle competenze che le Fondazioni hanno sviluppato nell’ambito delle politiche per il sostegno occupazionale e sociale dei giovani. Inoltre, anche se molti degli interventi realizzati dalle Fondazioni sono localizzati nelle regioni meridionali, la debolezza del tessuto economico del Sud Italia si riflette nella scarsa presenza di Fondazioni d’impresa locali.

Le Fondazioni sono dunque a tutti gli effetti uno dei soggetti su cui si basa il cosiddetto “secondo welfare” che dovrebbe integrare il sistema di welfare pubblico, in forte ridimensionamento. Per valorizzare le attività delle Fondazioni in questa direzione, è però necessario che l’impegno diretto da parte delle Fondazioni sia sostenuto dalle istituzioni pubbliche.

In particolare emerge la necessità di un regime fiscale che incentivi l’investimento delle Fondazioni attraverso la defiscalizzazione delle donazioni, e la semplificazione delle procedure. Sarebbero inoltre utili interventi di sostegno alle reti territoriali basate sull’interazione di soggetti pubblici e privati e la definizione di un sistema di regole condivise che valorizzi il ruolo dei soggetti del secondo welfare.

 

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