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Giornali di strada

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Sarà stata la curiosità generata dalla lettura dell’articolo “Il mensile della strada arriva al suo 200esimo numero: è festa” (leggi l’articolo) o, forse, il dolce ricordo di uno zio milanese doc che canticchiava la struggente canzone di Jannacci, ma ho avvertito l’urgenza di conoscere meglio l’esperienza di Scarp de’ tenis, storico giornale di strada.

Ho così avuto modo di guardare un mondo di cui avevo soltanto sentito parlare. Forse perché vivo in provincia ma non sapevo bene neppure quale fosse la caratteristica precipua dei giornali di strada. Confesso di aver scoperto solo ora che si tratta di giornali scritti e venduti in strada da persone senza fissa dimora.

E così, documentandomi, ho avuto modo di verificare che le prime esperienze italiane sono state avviate a metà degli anni 90, tra Bologna e Milano.  Racconti di clochard, storie di persone che, spesso per scelta, vivono ai margini, sono sconosciute ai più, ma ci passano accanto quotidianamente, senza che noi ce ne rendiamo conto.

Piazza Grande è il primo giornale di strada italiano.  “Lo storico giornale di strada nasce a Bologna nel 1993 per contrastare l’esclusione sociale e affermare i diritti dei senzatetto. Oggi continua a trattare temi sociali, mantenendo una prospettiva dal basso. Chi scrive non sono solo senza dimora, ma anche giovani giornalisti volontari, professionisti nel campo sociale”.

Fuori binario è il giornale di strada di Firenze, “autogestito e autofinanziato” come si legge in copertina, nato nel 1994 e giunto al suo 180° numero. “(…) è un giornale di strada, fatto, scritto e distribuito dalle persone che vivono il disagio sulla propria pelle o che ad esso sono molto vicino. (…) Oltre che alla difesa dei diritti sociali, all’autopromozione della persona, l’attività mira anche a un lavoro che potremmo definire culturale, con il quale si cerca di mettere assieme e far dialogare linguaggi e modalità di vita differenti”.

Terre di mezzo si definisce street magazine, il giornale delle “alternative possibili”. Nasce a Milano nel 1994 e nel 2012 riceve l’attestato di civica benemerenza del comune di Milano. “Per noi la strada è luogo di incontro e relazione, scambio e partecipazione. Ci occupiamo delle città e delle aree urbane. Italiane per lo più. Di quelle Terre che si preferisce ancora osservare da lontano, sulla soglia, e che invece noi vogliamo raccontarvi dall’interno. Nella convinzione che oggi il “sociale” abbraccia tutti gli aspetti della nostra vita quotidiana”.

Da più di dieci anni opera FoglioDiVia, giornale di strada di Foggia che si avvale del supporto dell’Associazione Fratelli della stazione onlus e di un gruppo di avvocati di strada.  Il volume Binario zero. Storie da foglio di via, pubblicato all’inizio dello scorso anno, ne racconta la vicenda. “FogliodiVia è un’occasione di reddito per il diffusore che, attraverso la distribuzione per le vie cittadine, riesce a svolgere una vera e propria attività lavorativa. Solo il lavoro, infatti, può restituire a chi vive in condizioni di totale indigenza e di abbandono, un minimo reddito, ma soprattutto la dignità della persona umana, la dignità dei figli di Dio”.

Più recente la storia di Shaker. Pensieri senza dimora, il giornale di strada di Roma, che esce per la prima volta nel dicembre 2006. “È un giornale pensato e scritto dalle persone senza dimora, ospiti del Centro Polivalente Binario 95 di Roma Termini, che partecipano al laboratorio di scrittura creativa, con il supporto di operatori, volontari e di tutto lo sta­ff della Europe Consulting Onlus, la Cooperativa Sociale editrice della testata giornalistica. La rivista ha, sin dalle prime pagine, l’obiettivo di favorire l’inclusione sociale delle persone emarginate e la lotta alla povertà”.

Qualcosa su Scarp de’ tenis abbiamo già detto. Ma, soprattutto, invitiamo i nostri lettori a guardare come la redazione si racconta nelle pagine che abbiamo estratto dal loro portale.

In ciascuna di queste vicende c’è una ricchezza di esperienze e di umanità che non si può liquidare in poche righe. Per oggi ci limitiamo ad accennare un tema sul quale torneremo con maggiore puntualità.

Vorrei concludere con un piccolissimo omaggio a Enzo Jannacci, riproponendo il testo della sua celebre e amata canzone El purtava i scarp del tenis. Chi poi volesse vivere un momento di rara emozione può guardare il video girato in occasione della visita di Jannacci a Dario Fo il 5 aprile 2012, a Palazzo Reale, in occasione di una mostra di suoi dipinti. Jannacci, già seriamente malato, non resiste alla tentazione di dedicare una canzone al suo amico Dario, accompagnato da Franco Cerri ed Enrico Intra (vedi video).

Che scuse’, ma mi vori cuntav
d’un me amis che l’era anda a fa’l bagn
sul stradun, per andare all’idroscalo
l’era li’, e l’amore lo colpi’.

El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu
rincorreva già da tempo un bel sogno d’amore.
El purtava i scarp de tennis, el g’aveva du occ de bun
l’era il prim a mena via, perche’ l’era un barbun.

Un bel di’, che l’era dre’ a parla’
de per lu, l’aveva vista passa’
bianca e rossa, che pareva il tricolore
ma po lu, l’e’ sta bon pu’ de parla’.

El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu
rincorreva gia’ da tempo un bel sogno d’amore.
El purtava i scarp de tennis, el g’aveva du occ de bun
l’era il prim a mena via, perche’ l’era un barbon.

Un bel di a chèl pover diavul che riva na machina, ven giù vun e
domanda: “Ohè!” “Chi a mi?” “Sì, a lu, savaria, savaria no per piaseè la
strada per andare all’aeroporto Forlanini?” “No, signore non sono mai stato io
all’aeroporto Forlanini,non lo so in due l’è.” “La strada per andare
all’Idroscalo, almeno, la conosce?” Si, l’Idroscalo al so in dua l’è, al meni
mi all’Idroscalo, vengo su anch’io sulla macchina, è forte questa, è forte la
macchina. “Lasa sta la machina barbon.” “No, signore vengo anch’io sulla
macchina, non sono mai stato su una macchina io, Bella questa macchina…Ferma
signore, chèl me lasa, chèl me lasa giu chi che sono arrivato,un piaseè chèl
se ferma chi.

Un piasee’, ch’el me lasa gio’ chi
che anca mi mi go avu il mio grande amore
roba minima, s’intend, s’intend roba da barbon.

El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu
rincorreva gia’ da tempo un bel sogno d’amore.
El purtava i scarp de tennis, el g’aveva du occ de bun
l’era il prim a mena via, perche’ l’era un barbon.

L’an trova, sota a un muc de carton
l’an guarda’ che’l pareva nisun
l’an tuca che’l pareva che’l durmiva
lasa sta che l’e’ roba de barbon.

El purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu
el purtava i scarp de tennis, perche’ l’era un barbun,
el purtava i scarp de tennis, el parlava de per lu
el purtava i scarp de tennis, perche’ l’era un barbun.

 

IL PROGETTO

Scarp de’ tenis è un giornale, ma anche un progetto sociale. Protagonisti del quale sono le persone senza dimora, e altre persone in situazione di disagio personale o che soffrono forme di esclusione sociale. Il giornale intende dare loro un’occupazione e integrare il loro reddito. Ma intende in primo luogo accompagnarli nella riconquista dell’autostima (che consente di investire sul proprio futuro) e di un’effettiva dignità da cittadini (aiutandoli anzitutto a ottenere la residenza anagrafica, condizione per fruire di ogni altro diritto di cittadinanza e dei servizi sociali territoriali). E poi li sostiene, nel cammino per ricostruirsi una casa, un lavoro, un buono stato di salute, una capacità di risparmio, relazioni con la famiglia e il territorio.

Dove vanno i vostri 3 euro?

Il ricavato dell’attività editoriale è interamente destinato all’accompagnamento sociale delle persone senza dimora: ciascun venditore, regolarmente contrattualizzato, trattiene 1 euro dal prezzo di copertina per ogni copia di giornale venduta; l’editore si accolla inoltre gli oneri fiscali e contributivi.

Ciò che avanza, oltre a coprire le spese di produzione, serve a finanziare interventi di assistenza, cura e accompagnamento sociale rivolti ai venditori, realizzati anche grazie all’associazione Amici di Scarp de’ tenis e al lavoro di rete con i servizi sociali comunali e territoriali, della Caritas o di altri soggetti del terzo settore, che hanno in carico la persona in difficoltà.

 

I promotori

Scarp de’ tenis è edito da cooperativa Oltre, soggetto editoriale promosso da Caritas AmbrosianaCaritas Italiana sostiene lo sviluppo nazionale del progetto, in sintonia con le Caritas diocesane delle città coinvolte, e in sinergia con soggetti (fondazioni, cooperative sociali, associazioni) attivi nei singoli territori. L’associazione Amici di Scarp de’ tenis cura, a Milano, lo sviluppo di azioni sociali rivolte ai venditori e ai collaboratori di Scarp.

 

Il lavoro sociale

Dal momento in cui cooperativa Oltre è diventata editore di Scarp, oltre 600 persone hanno collaborato con il progetto, per vendere o scrivere il giornale. Tutti hanno potuto integrare il loro reddito e accedere ai servizi sociali collegati a Scarp. Molti, grazie a Scarp, hanno intrapreso il percorso burocratico per acquisire la residenza anagrafica dal comune in cui vivono. Diversi sono stati aiutati a ottenere una casa popolare; sei venditori sono attualmente inseriti in alloggi che l’associazione Amici di Scarp gestisce per conto della Fondazione San Carlo, a Milano. Sul versante del lavoro, oltre che nella vendita del giornale molti sono coinvolti in attività occasionali (volantinaggi, attività di carico-scarico merci, sgombero di case o uffici) e diversi hanno sperimentato borse lavoro e altre forme di tirocinio in azienda, tramutatesi in alcuni casi in contratti di lavoro stabili. In materia di risparmio, sul conto corrente dell’associazione sono depositati i risparmi di una trentina di venditori. Dal punto di vista sanitario, venditori e collaboratori sono seguiti in caso di emergenze; inoltre, grazie all’associazione Amici di Scarp, vengono sostenute le spese mediche relative a cure odontoiatriche, oculistiche e visite specialistiche.

 

Il percorso educativo ed espressivo

Un giornale come Scarp punta anche a dare voce e diritto di parola agli “invisibili”. Raccontandone parabole di vita, problemi, punti di vista. Illustrando i fenomeni di impoverimento e marginalizzazione che li vedono, loro malgrado, protagonisti. Ma prima ancora, Scarp è una palestra per ritrovare la propria voce. Per maturare la consapevolezza e l’orgoglio di avere una storia da raccontare, un messaggio da comunicare agli altri e alla società. E per sviluppare abilità espressive, che nella vita sono fondamentali.
Per questo diverse redazioni locali di Scarp organizzano laboratori o iniziative, aperti ai venditori e ad altri soggetti e più o meno strutturati, di alfabetizzazione, apprendimento della lingua italiana, uso del computer, lavoro giornalistico, espressione poetica ed espressione libera: solo in parte l’esito di queste attività trova eco sul giornale, ma si tratta comunque di un’opportunità educativa e culturale rilevante, offerta a persone che hanno vissuto una dolorosa vicenda di marginalizzazione anche sul piano delle relazioni.

LA STORIA

Scarp de’ tenis è nato a Milano nel 1994, da un’idea di Pietro Greppi e da un paio di scarpe. Greppi, un pubblicitario, voleva impiantare a Milano l’esperienza degli street magazine di origine anglosassone: ci riuscì, adottando come testata il titolo della celebre canzone di Enzo Jannacci che descrive peripezie e umanità di un “barbun”. Il progetto, dopo circa un anno e mezzo (14 numeri), d’accordo con Greppi passò a Caritas Ambrosiana che, in collaborazione con Cgil, Cisl, Uil di Milano e con l’associazione Cena dell’Amicizia, ne “rilevò” l’idea consentendo a Scarp di continuare con maggiore energia e a svilupparsi strutturato come il progetto sociale capace di coinvolgere sin dall’inizio decine di persone senza dimora, gravemente emarginate, in situazione di povertà, disagio, dipendenza.

 

I primi passi

Alla cooperativa Oltre fu assegnata da Caritas la responsabilità di editare il giornale. Le prime distribuzioni furono organizzate nelle zone centrali di Milano, ma ben presto si cercarono canali di diffusione ulteriori, per creare spazi di collaborazione e guadagno al maggior numero possibile di persone. Così ben presto alla vendita su strada fu affiancata la diffusione sui sagrati delle parrocchie, grazie all’appoggio ricevuto dalla diocesi di Milano, dalle Caritas parrocchiali e dai parroci. Poi arrivò anche la distribuzione in alcune grandi aziende: grazie ai sindacati, fu possibile frequentare assemblee dei lavoratori e mense aziendali. Altri canali di diffusione furono trovati in occasione di mercati, manifestazioni, feste.

 

I cambiamenti e le nuove redazioni

Tra la fine degli anni Novanta e l’inizio del decennio successivo si verificò l’approdo in altre realtà metropolitane. Le collaborazioni più significative, che proseguono anche oggi, furono avviate con Torino (associazione Opportunanda) e Napoli (cooperativa La Locomotiva); della fine 2005 è invece lo “sbarco” a Genova (con Fondazione Auxilium).
Intanto, nell’estate 2004, si erano verificati due passaggi importanti: a giugno il giornale conobbe una prima evoluzione strutturale e grafica (ampliandosi, tra l’altro, con l’inserto di economia solidale Ventuno). Si arriva così al 2008, data di inizio della collaborazione con Caritas Italiana: dopo un intenso cammino preparatorio, a dicembre furono aperte cinque nuove redazioni, a Vicenza, Rimini, Firenze, Catania e Palermo, grazie alla partnership con le rispettive Caritas diocesane e con altri soggetti non profit (associazioni, cooperative, fondazioni). Negli anni successivi, Scarp ha cominciato a camminare anche sulle strade dei territori e delle diocesi di Como, Bergamo, Verona, Salerno, Venezia.

I VENDITORI

Protagonisti del lungo cammino di Scarp sono le persone senza dimora. Vengono dalla strada, sono approdate al dormitorio o a centri d’accoglienza, hanno storie di vita tormentate. E, insieme, una grande voglia di riscatto. Sono italiani e stranieri, giovani e anziani, uomini e donne; soffrono di precarietà abitativa, dipendenze, disagio psichico. Per loro il giornale è uno strumento di dignità: lo vendono, lo scrivono (in parte), beneficiano delle opportunità di reinserimento che esso offre.

 

Diffusori, scrittori

Attualmente nella redazione centrale di Milano lavorano, per diffondere il giornale, più di 40 persone con storie di strada alle spalle o in corso. Altre 60 circa operano nelle sedi esterne. Per loro il giornale è uno strumento di dignità: vendendolo non chiedono elemosina, ma offrono un prodotto di comunicazione, che talora è frutto anche del loro ingegno.
Infatti, molte persone in stato di disagio (economico, abitativo, relazionale) collaborano al giornale, contribuendo a realizzarlo: scrivono articoli, racconti o poesie, scattano fotografie, realizzano illustrazioni. Oltre ai venditori, sono una decina a Milano, una quarantina nelle altre città.
In generale, dunque, circa 150 persone che stanno vivendo o sono reduci da vicende di esclusione, marginalità e povertà, ogni anno trovano in Scarp un’opportunità – per alcuni stabile e continuativa, per altri più saltuaria – di lavoro, guadagno, espressione.

 

Operatori e volontari

Oltre a vendere e scrivere, il lavoro con Scarp è occasione, per molte persone, per consolidare o avviare percorsi più stabili di reinserimento sociale anche su altri fronti (posizione anagrafica e di soggiorno, casa, salute, risparmio), in rete con i servizi sociali comunali e territoriali, della Caritas o di altri soggetti non profit.
In alcune redazioni vengono inoltre condotti laboratori (scrittura, uso del computer, vendita) rivolti ai beneficiari del progetto Scarp: hanno un valore educativo, ma anche di sviluppo delle abilità residue, in vista di un reinserimento più stabile nel mondo del lavoro.
Tutte queste attività all’inizio del 2012 (ultimo dato disponibile) sono state rese possibili dall’impegno di 36 operatori con incarichi professionali, attivi nelle diverse sedi di Scarp (14 a Milano): giornalisti, operatori socio-pastorali (educatori, assistenti sociali), amministrativi. Al loro lavoro, si aggiunge il prezioso contributo di molti volontari.

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1 Comment
  1. […] Stati Uniti si chiamavano street papers, da noi erano i giornali di strada che nel corso degli anni ’90 erano diffusi tanto in America quanto qui. Raccontavano il fervore […]

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