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Non è un portale solo per donne

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Ho seguito il suggerimento della Redazione (leggi l’articolo) e sono andato a scoprire www.chaynitalia.org, la piattaforma che offre “conforto” (Chayn significa conforto nella lingua Urdu, spiegano le promotrici) contro le violenze di genere.

“Molte donne che vivono violenza domestica si rivolgono ad internet come prima risorsa per acquisire informazioni che possano aiutarle concretamente a risolvere la loro situazione. La maggior parte delle ricerche non conduce, però, a materiali chiari ed esaustivi”. Da questa constatazione nasce il progetto “feminist tech”: aggregare nuove competenze “nel campo del digitale, della grafica e della comunicazione” per creare strumenti, informazioni e supporto contro la violenza di genere.

Ma in questa sede vogliamo proporre all’attenzione dei lettori alcune riflessioni sulla violenza domestica contenute nella piattaforma Chaynitalia.

La prima riguarda la cosiddetta “spirale della violenza”, quel meccanismo perverso che spinge l’uomo a praticare forme di coercizione e aggressione sempre più intense, dall’intimidazione alla violenza fisica e sessuale; la seconda i luoghi comuni più diffusi sulla violenza domestica, un’infinita serie di false motivazioni.

Le descrizioni di questi fenomeni sono così chiare ed efficaci che rendono superflua qualsiasi considerazione aggiuntiva. Il testo nasce per supportare donne vittime di violenza ma ci sentiamo di consigliare questa lettura anche agli uomini, per fare i conti con se stessi.

Si prova un disagio profondo di fronte alle “argomentazioni” che giustificano chi mette in atto comportamenti violenti. Ma è necessario soffermarsi su questi “luoghi comuni” per comprendere come ciascuno di essi abbia sempre a che fare con la “qualità” della relazione che un uomo intrattiene con una donna e, più in generale, con la qualità delle relazioni tra le persone. La violenza è una componente molto radicata nell’uomo, più di quanto si possa supporre. E le occasioni che spingono ad esercitare violenza sono davvero tante, nel corso della vita di ciascuno di noi. Molte sono descritte proprio in quei luoghi comuni. Ciò che tiene a bada la violenza non è un istinto “buono” ma l’assoluta convinzione, maturata in profondità, che le persone – e le donne in particolare – meritino sempre rispetto e considerazione. Ma per acquisire questa convinzione bisogna fare un lavoro quotidiano, minuto, mille attenzioni per non cadere nei pregiudizi e nelle prevaricazioni, per non scadere nella banalità e nella volgarità.

D’altra parte se i numeri della violenza domestica sono quelli ricordati dobbiamo essere consapevoli che quella tragica esperienza attraversa anche le nostre case e quelle dei nostri vicini, coinvolge un numero estremamente alto di persone, non è una condizione lontana ed eccezionale. Dobbiamo farci i conti, quindi, a partire da noi stessi, dalle relazioni che intratteniamo, dall’educazione che riceviamo e trasmettiamo.

Un ultimo suggerimento, in particolare per noi uomini. Consultiamo Chaynitalia, esattamente come faranno le donne vittime di violenza, avremo modo di comprendere meglio tante cose.

COS’È LA VIOLENZA DOMESTICA?

La violenza domestica è: “ogni tipo di violenza fisica, psichica, economica e sessuale all’interno di una relazione affettiva o di una relazione di tale tipo passata. La violenza domestica viene agita prevalentemente dagli uomini contro le donne e si svolge soprattutto tra le mura domestiche, nell’ambito ritenuto più sicuro. Nella definizione di violenza domestica sono comprese molteplici e variegate azioni e comportamenti che mirano tutti all’ affermazione del potere e del controllo sull’altra persona, sul suo agire e pensare.”

Può succedere a chiunque di essere vittima di violenza domestica indipendentemente dall’età, dal genere e dalla nazionalità. La violenza di genere non si limita solo agli abusi fisici ma può anche essere di tipo verbale, emotiva, psicologica, finanziaria e sessuale.
Secondo la Teoria della ruota del potere e del controllo, la violenza domestica include una serie di comportamenti: la violenza psicologica ed emotiva; la violenza fisica e sessuale; l’uso della coercizione, di minacce e di intimidazioni; l’isolamento; la minimizzazione e la negazione di colpe; l’utilizzo strumentale dei bambini; l’uso dei privilegi maschili; la violenza economica. Queste forme di violenza non sono isolate le une dalle altre ma spesso si verificano contemporaneamente.

POTERE E CONTROLLO, LA SPIRALE DELLA VIOLENZA

La violenza non si manifesta sempre apertamente, è spesso subdola e generalmente segue un ciclo chiamato “spirale della violenza” che si articola in più fasi.
Inizialmente c’è una fase d’intimidazione in cui il tuo partner fa di tutto perché tu viva in uno stato costante di paura, minacciando anche di lasciarti se non fai ciò che dice. Spesso questa prima fase passa in sordina, confusa con quella che la nostra cultura ci indica come gelosia, partendo da espressioni comunissime, una per tutte: “Se fai questo (esci con le amiche, ti comporti in un certo modo, etc.) vuol dire che non mi ami”.
Segue poi un periodo d’isolamento in cui a seguito delle sue continue richieste e lamentele è possibile che si tenda ad isolarsi dal resto del mondo, dalla famiglia, dagli amici, dai colleghi di lavoro. Si verifica quindi una crescita della tensione all’interno della relazione in cui lui tenderà alla tua svalorizzazione: l’apice della violenza psicologica. Questa fase è caratterizzata dalla volontà di sminuirti, mortificarti e insultarti. Nonostante tu cerchi di reprimere i tuoi bisogni evitando situazioni conflittuali che possano infastidire il tuo partner, lui troverà sempre una scusa per umiliarti e farti sentire incapace, ci sarà quindi un’escalation della violenza. È possibile che metta in atto anche comportamenti di segregazione, in cui cercherà di allontanarti ulteriormente da tutti i tuoi contatti, privandoti anche di quelli casuali (ad esempio ti chiederà di non lavorare più).
Alla violenza psicologica segue e/o si può accompagnare la violenza fisica e la violenza sessuale. Alle escalation di violenza seguono poi quasi sempre delle false riappacificazioni, momenti di pentimento in cui il partner sembra tornare quello di cui ci si era innamorate tempo prima. A volte anche i familiari e gli amici fanno pressione affinché si perdoni il partner e gli si conceda un’altra chance. Dove siano presenti dei figli nella relazione può accadere che questi vengano utilizzati come arma di ricatto (ricatto sui figli). L’uomo fa leva sui figli, per esempio minacciando di toglierteli qualora non torni ad essere più accondiscendente.
La legislazione sulla violenza domestica varia in base al Paese. In Italia i maltrattamenti in famiglia sono considerati un reato, sono quindi presenti tutta una serie di norme che tutelano le vittime di violenza. Tuttavia i dati statistici ci dicono che ancora sono molte le donne che subiscono o hanno subito maltrattamenti in famiglia.
La violenza domestica è la forma di violenza più diffusa, continua a colpire donne in tutto il paese. Da un’indagine nazionale condotta nel 2014 si stima che il 31,5 per cento delle donne tra i 16 e i 70 anni hanno subito violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita e che il 13,6 per cento di loro abbia subito almeno un episodio di violenza fisica o sessuale dal loro attuale o ex partner.

La violenza agita dal partner all’interno della famiglia tende a stabilire e a mantenere il controllo sulla donna e a volte sulle/i figlie/i. Si tratta di vere e proprie strategie finalizzate a esercitare potere sull’altra persona, utilizzando modalità di comportamento atte a controllare, umiliare, infliggere paura e denigrare la donna.

Riconoscere la violenza è il primo passo per ottenere aiuto per te stessa o per qualcuno che conosci. Anche se a volte sembra che nessuno possa aiutarti ci sono comunque alcune forme di aiuto disponibili.

I LUOGHI COMUNI SULLA VIOLENZA DOMESTICA

Spesso le donne che hanno subito violenza sono sorprese di quanto, anche in diverse esperienze, esistano luoghi comuni sulla violenza domestica molto simili tra loro. È nostro dovere combatterli perché luoghi comuni e stereotipi legittimano la violenza e incoraggiano la colpevolizzazione a livello sociale delle donne che la subiscono.

I LUOGHI COMUNI PIÙ DIFFUSI:

• Tutto andrà meglio quando avrete dei figli/e.
Questo è uno dei miti più allarmanti, usati per dare alle donne false speranze. Spesso la violenza domestica inizia, o peggiora, durante la gravidanza e può mettere seriamente a rischio la salute della donna che la subisce.
Gli uomini che abusano delle loro partner non cambieranno i loro atteggiamenti per via di una gravidanza. È probabile invece che le cose diverranno più complicate per la donna, e che aumenti la violenza soprattutto attraverso ricatti psicologici che riguardano i/le bambini/e.

• Sono l’alcol e le droghe e la crisi economica a rendere gli uomini violenti.
Spesso considerare cause esterne come il consumo di alcol, l’abuso di sostanze, la perdita di lavoro o le difficoltà economiche, come causa delle violenze è un modo per negare che gli uomini abbiano il controllo dei loro comportamenti.
Alcol, droghe e difficoltà economiche possono esacerbare delle emozioni, ma non causano la violenza.
La scelta di agire in modo violento e abusante appartiene sempre e comunque all’uomo.

• Avviene solo nelle famiglie povere e con basso grado d’istruzione.

Qualsiasi donna può subire degli abusi, indipendentemente dall’appartenenza ad una famiglia ricca o povera. Molte donne sono intrappolate in una relazione violenta per altre ragioni, ad esempio perché provengono da una famiglia molto credente o perché il marito ha il potere economico e sociale per ricattarle. Gli uomini che abusano delle donne possono essere credenti o atei, disoccupati, medici, avvocati, camionisti o netturbini. Ciò che li contraddistingue è la volontà di sopraffazione e di controllo.

• Se l’abuso è così grave, allora perché lei non lo lascia?
Questa è la scusa usata comunemente dalla famiglia o dagli amici dell’uomo violento.
Considerando la pressione sociale affinché una donna resti insieme al marito, le aspettative delle famiglie di vedere un matrimonio ben riuscito, la mancanza di supporto e risorse per le donne, è facilmente comprensibile perché sia tanto difficile lasciare un marito abusante.
Alcune delle ragioni per cui una donna può sentirsi incapace di interrompere una relazione violenta possono essere:
 Non è economicamente indipendente dal marito e sente di non potercela fare da sola;
 La sua famiglia e le persone amiche non la supportano;
 Teme che il marito possa ledere o uccidere lei o altri componenti della sua famiglia;
 Non vuole sentirsi in colpa se il marito minaccia di uccidersi;
 Teme di non essere in grado di crescere da sola i/le figli/e;
 Può sentirsi incapace di fare qualcosa per se stessa a causa degli effetti degli abusi sulla sua autostima;
 Pensa che il marito cambierà e che le cose miglioreranno.

Ricorda: non è colpa della donna se non riesce a reagire. Colpevolizzarti perpetua gli atteggiamenti che favoriscono la violenza sulle donne. Nessuna donna merita di subire violenza.

• Il padre era violento con la madre, per questo anche lui è violento, non è colpa sua.
Crescere in un contesto familiare violento può influenzare la personalità di un/a bambino/a, ma ricorda che è sempre una scelta commettere un abuso o meno. Attribuire a esperienze d’infanzia la causa delle violenze è, ancora una volta, trovare un pretesto e non ritenere responsabile delle proprie azioni chi le commette. Se vengono perpetuati modelli abusanti in famiglia è sempre e comunque una scelta.

• Lei non tiene casa pulita e non cucina bene. Se lo merita.
Le donne sono punite verbalmente e fisicamente dai mariti per ragioni banali o per nessuna ragione. Gli abusatori approfittano delle loro vittime perché vogliono mantenere il controllo e causare disagio, non perché il cibo non è buono. Nessuna merita di subire violenza. Le relazioni sane sono costruite sul mutuo rispetto e l’amore, non sulla violenza.

• Gli uomini violenti hanno disturbi psicologici.
Questa è una credenza comune che non ha basi nella realtà. La maggior parte degli uomini maltrattanti non soffre di alcun disturbo psicologico.

• Sarà anche un cattivo marito, ma è un buon padre. Lei dovrebbe restare perché chi l’accetterebbe con i/le figli/e?
Un padre che abusa della madre dei/delle loro figli/e non è un buon padre. Assistere alle violenze agite dal padre sulla madre può avere seri effetti negativi sui bambini e sulle bambine. Crescendo i traumi subiti possono causare turbamenti profondi e causare la rottura del rapporto padre-figlio/a.

• I problemi di famiglia devono rimanere tra le mura di casa. Non è affare di nessun altro.
Se si violano la dignità e i diritti, se viene fatta violenza, non è solo un problema di famiglia, è affare di chiunque. Tutti e tutte devono aver cura di chi soffre ingiustamente, aiutare e contribuire positivamente a risolvere i problemi.
Bisogna cercare di alleviare le sofferenze senza peggiorare la situazione o diventare indiscreti/e. Il personale è politico, la violenza domestica è una delle peggiori ingiustizie sociali.

• È normale che le cose vadano male all’inizio del matrimonio o della vita di coppia.                                              Bisogna solo abituarsi, trovare un modo per conviverci e restare uniti e tutto andrà bene una volta trascorso il primo periodo.
 Le cose non vanno necessariamente male in ogni matrimonio/coppia. Anche se fosse così ciò non giustificherebbe la violenza; preservare la propria dignità e il proprio benessere è più importante che sostenere un matrimonio solo perché è socialmente malvisto fare altrimenti.
 Un partner violento non cambierà il suo comportamento perché ciò che vuole è il controllo sull’altra persona. Gli scontri si protrarranno per tutta la durata del matrimonio, anche se con variazioni di intensità e frequenza.

• Le donne devono fare compromessi e sacrifici nella loro vita. Dai compromessi si impara a mantenere le relazioni.
Perché una donna dovrebbe aver bisogno di salvare una relazione che non la soddisfa? Senza amore, rispetto e reciprocità non c’è rapporto. Una donna non è una schiava e il sacrificio per la famiglia non è il suo destino.

• Essere remissive, non creare problemi e fare ciò che vuole il proprio partner è il modo per essere trattate meglio ed essere amate.
Si può essere disponibili e flessibili per adattarsi ad una nuova relazione, ma non essere remissive e sottomesse. L’onere di venirsi incontro è di entrambi. Una donna non è tenuta a cambiare se stessa a scapito della propria felicità e autostima, solo per gratificare il marito.

• Bisogna soffrire ed essere pazienti, almeno per il bene dei figli.
Sebbene crescere da solo un/a figlio/a sia più difficoltoso, è possibile. Assistere alle violenze agite dal padre sulla madre è estremamente dannoso per la salute psichica e lo sviluppo della personalità dei figli. Queste esperienze traumatiche hanno conseguenze a lungo termine e possono influenzare molto negativamente, oltre alla salute, anche il rendimento scolastico e la formazione. I bambini e le bambine hanno bisogno di contesti tranquilli e liberi dalla violenza per crescere bene e divenire buoni adulti, molto più di quanto abbiano bisogno di un padre violento e di essere maltrattate/i.

• Ogni donna deve lottare per conquistare il proprio posto in casa.
Ogni donna ha bisogno di una casa per se stessa. Soprattutto ha bisogno di tranquillità e amore.

La picchia? Avrà dei motivi…
Nessuno ha il diritto di considerare la moglie una proprietà. Le donne non sono schiave e ognuna appartiene solo a se stessa. Come può un uomo dominare e picchiare la moglie senza prendersene la responsabilità? Come si può lasciare che questo avvenga? Non esiste ragione alcuna che possa giustificare la violenza.

• La donna deve accontentare i bisogni sessuali del marito.
Se una donna non vuole avere un rapporto sessuale in un dato momento e per qualsiasi ragione, imporglielo è uno stupro. La libido femminile può variare tanto quanto quella dell’uomo. Le donne non sono oggetti sessuali, sono esseri umani con preferenze, piaceri e dispiaceri.

Se la vittima continua a stare al fianco del suo abusatore, bisogna lasciarli stare.
Gli abusatori inducono l’altra persona a pensare di essere indegna, a sentirsi in colpa per le violenze subite, credendole giuste, responsabilità propria e non di chi le agisce. Spesso serve molto tempo per rompere questi meccanismi mentali e anche una volta raggiunta la consapevolezza di non avere nessuna colpa, si presentano difficoltà materiali per interrompere la relazione, a cominciare dall’esigenza di andare via di casa o mandare via l’uomo violento.

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