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Bhutan, dal PIL al FIL: come una lettera cambia tutto

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Normalmente siamo abituati a misurare il benessere di uno Stato con il PIL, (Prodotto Interno Lordo) e quindi su base monetaria. Esiste invece un piccolo Paese asiatico, il Bhutan, situato a nord-est dell’India e con meno di un milione di abitanti, che si serve del FIL (Felicità Interna Lorda) per monitorare i parametri di soddisfazione collettiva.

Già dal 2013 il direttore media e comunicazione del centro del “Bhutan Studies” Phuntsho Rapten, aveva ben riassunto il significato e l’importanza del FIL: «La felicità è una misura che di solito è legata alla singola persona, un valore individuale che ci fa dire cosa ci rende felici e cosa no. Noi siamo un Paese piccolo, sull’Hymalaia, e abbiamo creato il concetto di felicità interna lorda, che non sostituisce il prodotto interno lordo, ma lo completa con una percezione nuova, attraverso 33 indicatori e 124 variabili. In pratica, secondo la nostra concezione, lo sviluppo deve promuovere la felicità collettiva. La felicità è pluridimensionale ed è basata sul principio di interdipendenza. L’obiettivo è cercare un equilibrio tra esigenze culturali, spirituali ed economiche dei cittadini del Bhutan. Il concetto del PIL è alquanto fallace perché non riesce ad includere concetti come ad esempio la felicità, che deve essere considerata un bene pubblico. In Bhutan abbiamo elaborato quattro pilastri: lo sviluppo economico eco sostenibile, la conservazione e promozione della cultura, la conservazione dell’ambiente, un buon governo del Paese».

Il Bhutan è una monarchia costituzionale e tutti i partiti si impegnano a rispettare gli obiettivi della Costituzione che prevedono di garantirne il benessere sotto tutti i punti di vista; non a caso è stata costituita una commissione specifica che lavora proprio per il conseguimento della felicità.

La Costituzione prevede inoltre che almeno il 60% delle terre rimanga boschivo e lo scorso anno, nel 2015, il Bhutan è entrato nel Guinness dei Primati per aver piantato ben 50.000 alberi in una sola ora. Quest’anno, a marzo, per festeggiare la nascita del discendente maschile del Re, Jigme Khesar Namgyel Wangchuck e di sua moglie, la Regina Jetsun Pema, è stato organizzato un grande evento in cui i cittadini hanno piantato 108.000 alberi, perché per i buddisti essi sono simbolo di nutrimento, fertilità, longevità, salute, bellezza e compassione.

Centootto è invece un numero sacro che indica la purificazione da altrettante contaminazioni che impediscono di raggiungere l’illuminazione. Nulla di casuale insomma. Mentre la popolazione era impegnata a piantare questo gran numero di alberi per celebrare la nascita del nuovo successore al trono e, insieme, rendere omaggio alla vita, è stato inaugurato il nuovo Giardino della Felicità nella capitale Thimphu.

Una sorta di regalo e di augurio anche per i turisti che potranno piantare nuovi alberi, in modo che ciascuno possa rappresentare idealmente un Paese del mondo.

Per un FIL in crescita, per una felicità pubblica.

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