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Per un mercato più a misura d’uomo

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Qualche giorno fa la Camera dei deputati ha approvato la prima normativa nazionale per la promozione e la disciplina del commercio equo e solidale (leggi l’articolo). Il procedimento è stato approvato a larghissima maggioranza, raccogliendo le istanze delle organizzazioni del commercio equo e solidale e portando a sintesi l’esperienza compiuta in alcune Regioni. “Cura omeopatica per un mercato più a misura d’uomo e uno sviluppo sostenibile”, ha dichiarato Ermete Realacci.

Soddisfatti i commenti. Simonetta Rubinato, deputata del Pd, è la prima firmataria di una delle proposte di legge raccolte nel testo unificato approvato. “Dopo oltre 30 anni di impegno dal basso i soggetti della società civile che da anni praticano, sostengono e diffondono il commercio equo e solidale in Italia stanno affrontando nuove sfide per mettere sempre più in rete, non solo i produttori del Sud del mondo, ma anche altri fenomeni e pratiche di economia sociale a livello nazionale quali il commercio dei prodotti delle terre liberate dalla mafia, dei prodotti carcerari, dei prodotti a km 0, e più in generale dei prodotti realizzati da produttori italiani secondo i principi del CES. Perché oggi il problema di un prezzo equo per il lavoro delle persone tocca anche molte realtà del nostro Paese, penso ad esempio ai produttori del latte italiano”.

Realacci, uno tra i promotori del provvedimento, sottolinea: “il commercio equo e solidale è un aiuto allo sviluppo equilibrato, una forma di lotta alla povertà dei Paesi in via di sviluppo che si basa su pochi ma ben saldi principi: un prezzo più equo pagato ai lavoratori, relazioni commerciali durature, opere sociali per le comunità coinvolte, sostenibilità ambientale dei processi di lavorazione. Dal commercio equo e solidale, inoltre, arrivano oggi prodotti di qualità che incontrano il favore dei cittadini italiani. Non si tratta dunque di una forma assistenziale o umanitaria di sostegno al reddito, quanto piuttosto di una cooperazione duratura per sviluppare capacità imprenditoriali dei produttori, generalmente rappresentati da piccole organizzazioni a carattere familiare o strutturate in cooperative, favorendo la loro crescita economica attraverso la commercializzazione dei prodotti nei mercati dei paesi ricchi”.

Giuseppe di Francesco, presidente della sezione italiana dell’organizzazione globale che gestisce il Marchio di Certificazione FAIRTRADE, ha dichiarato: “Il commercio equo certificato gioca la difficile partita di affermare i valori di trasparenza, sostenibilità, affidabilità e rispetto per l’uomo e per l’ambiente spesso sul medesimo terreno e negli stessi luoghi che sono il tempio dei grandi attori del sistema agroindustriale mondiale”.

Un’ulteriore precisazione viene da Alessandro Franceschini, presidente di Equo Garantito, l’associazione di categoria che raccoglie le organizzazioni di commercio equo e solidale italiane: “il documento su cui si basa la legge è la Carta dei criteri, la nostra Costituzione”.

In attesa dell’approvazione definitiva del provvedimento in Senato presentiamo ai lettori di Felicità Pubblica la Carta Italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale, “il documento che definisce i valori e i princìpi condivisi da tutte le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane”. La prima stesura della Carta ha luogo nel lontano 1999; nell’aprile 2005, a Chioggia, la Carta viene approvata dall’Assemblea dei Soci AGICES (Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale). Il testo di seguito proposto rappresenta la revisione del 20 ottobre 2012.

  • Definizione del Commercio Equo e Solidale

Il Commercio Equo e Solidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica.

Il Commercio Equo e Solidale è una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: dai produttori ai consumatori.

  • Obiettivi del Commercio Equo e Solidale
  1. Migliorare le condizioni di vita dei produttori aumentandone l’accesso al mercato, rafforzando le organizzazioni di produttori, pagando un prezzo migliore ed assicurando continuità nelle relazioni commerciali.
  2. Promuovere opportunità di sviluppo per produttori svantaggiati, specialmente gruppi di donne e popolazioni indigene e proteggere i bambini dallo sfruttamento nel processo produttivo.
  3. Divulgare informazioni sui meccanismi economici di sfruttamento, tramite la vendita di prodotti, favorendo e stimolando nei consumatori la crescita di un atteggiamento alternativo al modello economico dominante e la ricerca di nuovi modelli di sviluppo.
  4. Organizzare rapporti commerciali e di lavoro senza fini di lucro e nel rispetto della dignità umana, aumentando la consapevolezza dei consumatori sugli effetti negativi che il commercio internazionale ha sui produttori, in maniera tale che possano esercitare il proprio potere di acquisto in maniera positiva.
  5. Proteggere i diritti umani promuovendo giustizia sociale, sostenibilità ambientale, sicurezza economica.
  6. Favorire la creazione di opportunità di lavoro a condizioni giuste tanto nei Paesi economicamente svantaggiati come in quelli economicamente sviluppati.
  7. Favorire l’incontro fra consumatori critici e produttori dei Paesi economicamente meno sviluppati.
  8. Sostenere l’autosviluppo economico e sociale.
  9. Stimolare le istituzioni nazionali ed internazionali a compiere scelte economiche e commerciali a difesa dei piccoli produttori, della stabilità economica e della tutela ambientale, effettuando o aderendo a campagne di informazione e pressione affinché cambino le regole e la pratica del commercio internazionale convenzionale.
  10. Promuovere un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali.

  • Criteri generali adottati dalle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale

Le organizzazioni di Commercio Equo e Solidale si impegnano a condividere ed attuare, nel proprio statuto o nella mission, nel materiale informativo prodotto e nelle azioni, la definizione e gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale. In particolare si impegnano a:

  1. Garantire condizioni di lavoro che rispettino i diritti dei lavoratori sanciti dalle convenzioni OIL.
  2. Non ricorrere al lavoro infantile e a non sfruttare il lavoro minorile, agendo nel rispetto della Convenzione Internazionale sui diritti dell’Infanzia.
  3. Pagare un prezzo equo che garantisca a tutte le organizzazioni coinvolte nella catena di commercializzazione un giusto guadagno; il prezzo equo per il produttore è il prezzo concordato con il produttore stesso sulla base del costo delle materie prime, del costo del lavoro locale, della retribuzione dignitosa e regolare per ogni singolo produttore.
  4. Garantire ai lavoratori una giusta retribuzione per il lavoro svolto assicurando pari opportunità lavorative e salariali senza distinzioni di sesso, età, condizione sociale, religione, convinzioni politiche.
  5. Rispettare l’ambiente e promuovere uno sviluppo sostenibile in tutte le fasi di produzione e commercializzazione, privilegiando e promuovendo produzioni biologiche, l’uso di materiali riciclabili, e processi produttivi e distributivi a basso impatto ambientale.
  6. Adottare strutture organizzative democratiche e trasparenti in tutti gli aspetti dell’attività ed in cui sia garantita una partecipazione collettiva al processo decisionale.
  7. Coinvolgere produttori di base, volontari e lavoratori nelle decisioni che li riguardano.
  8. Garantire un flusso di informazioni multidirezionale che consenta di conoscere le modalità di lavoro, le strategie politiche e commerciali ed il contesto socio-economico di ogni organizzazione.
  9. Promuovere azioni informative, educative e politiche sul Commercio Equo e Solidale, sui rapporti fra i Paesi svantaggiati da un punto di vista economico e i Paesi economicamente sviluppati e sulle tematiche collegate.
  10. Garantire rapporti commerciali diretti e continuativi, evitando forme di intermediazione speculativa, escludendo costrizioni e/o imposizioni reciproche e consentendo una migliore conoscenza reciproca.
  11. Privilegiare progetti che promuovono il miglioramento della condizione delle categorie più deboli.
  12. Valorizzare, attraverso la comunicazione al consumatore, il contenuto culturale e sociale insito nei prodotti.
  13. Cooperare, riconoscendosi reciprocamente, ad azioni comuni e a favorire momenti di scambio e di condivisione, privilegiando le finalità comuni rispetto agli interessi particolari
  14. Garantire relazioni commerciali libere e trasparenti, promuovendo processi di sviluppo e coordinandosi nello spirito dell’art. 3.14.
  15. Garantire trasparenza nella gestione economica con particolare attenzione alle retribuzioni.

  • Produttori e Esportatori

– Produttori

I Produttori sono organizzazioni di produzione e commercializzazione di artigianato ed alimentari che condividono gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale e rispettano i criteri elencati nel Capitolo 3 di questa Carta. I Produttori devono:

  1. Perseguire logiche di autosviluppo e di autonomia delle popolazioni locali.
  2. Evitare una dipendenza economica verso l’esportazione, a scapito della produzione per il mercato locale.
  3. Evitare di esportare prodotti alimentari e materie prime scarseggianti o di manufatti con queste ottenuti.
  4. Favorire l’uso di materie prime locali.
  5. Garantire la qualità del prodotto.

Qualora i produttori non siano in grado di esportare direttamente possono servirsi di organizzazioni di esportazione.

– Esportatori

Gli Esportatori sono organizzazioni che acquistano principalmente dai produttori come specificati all’art.4.1, e vendono prevalentemente a organizzazioni di Commercio Equo e Solidale; essi condividono gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale e rispettano i criteri elencati nel Capitolo 3 di questa Carta. Gli esportatori devono:

  1. Assicurarsi che i princìpi del Commercio Equo e Solidale siano conosciuti dai produttori e lavorare con questi per applicarli.
  2. Fornire supporto alle organizzazioni di produzione: formazione, consulenza, ricerche di mercato, sviluppo dei prodotti, feedback sui prodotti e sul mercato.
  3. Dare ai produttori, se da questi richiesto, il pre-finanziamento della merce o altre forme di credito equo o microcredito.
  4. Fornire informazioni sui prodotti e sui produttori e sui prezzi pagati ai produttori.
  5. Garantire rapporti di continuità con i produttori.
  • Organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale

Le Organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale commercializzano prevalentemente prodotti del Commercio Equo e Solidale di organizzazioni di produzione e/o di esportazione e/o di altre organizzazioni di Commercio Equo e Solidale.

Il ricorso a fornitori esterni al circuito del Commercio Equo e Solidale deve essere funzionale agli scopi sociali, e agli obiettivi del Commercio Equo e Solidale stesso.

Le organizzazioni italiane condividono gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale, rispettano i criteri elencati nel Capitolo 3 di questa Carta. Le Organizzazioni italiane devono:

  1. Promuovere iniziative di economia solidale al meglio delle proprie possibilità.
  2. Sostenere le campagne di sensibilizzazione e pressione, condotte a livello nazionale ed internazionale, volte a realizzare gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale.
  3. Essere senza fini di lucro.
  4. Inserire personale stipendiato all’interno della struttura, garantendo un’adeguata formazione.
  5. Valorizzare e formare i volontari e garantire loro la partecipazione ai processi decisionali.
  6. Rendere disponibile alle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale, impegnandosi alla trasparenza, l’accesso alle informazioni riguardanti le proprie attività (commerciali e culturali).
  7. Avviare e mantenere contatti diretti con esperienze marginali di autosviluppo, sia in loco che nei Paesi economicamente svantaggiati al fine di stabilire una sorta di gemellaggio equosolidale, con ogni mezzo idoneo a permettere la conoscenza di luoghi, persone, modalità di vita e di produzione che possano associarsi ai concetti con cui si definisce il Commercio Equo e Solidale.

Nell’attività di acquisto e di importazione le Organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale devono:

  1. Offrire ai produttori, se da essi richiesto, il pre-finanziamento della merce, e favorire altre forme di credito equo o microcredito, qualora non esistano in loco possibilità di accesso a crediti
  2. Promuovere, anche attraverso la collaborazione reciproca, rapporti di continuità, per mantenere un clima di autentico scambio, per favorire una maggiore stabilità per gli sbocchi di mercato dei produttori, e per permettere un effettivo miglioramento delle condizioni di vita sul breve/medio/lungo periodo.
  3. Fornire supporto alle organizzazioni di produzione ed esportazione: formazione, consulenze, ricerche di mercato, sviluppo di prodotti, feedback sui prodotti e sul mercato.
  4. Assicurarsi che i principi del Commercio Equo e Solidale siano conosciuti e condivisi dai produttori e lavorare con questi per applicarli.
  5. Favorire, laddove sussistano le condizioni, la lavorazione dei prodotti presso le organizzazioni di produttori e/o privilegiare l’acquisto o l’importazione di prodotti la cui lavorazione avviene anche parzialmente nei paesi di origine dei produttori.
  6. Privilegiare i fornitori esterni al circuito del Commercio Equo e Solidale fra quelli organizzati in strutture no-profit, con finalità sociali e con gestione trasparente e democratica e che abbiano prodotti eco-compatibili e culturali. Non intraprendere relazioni commerciali con aziende che, con certezza, violino i diritti umani e dei lavoratori.

Nell’attività di vendita le Organizzazioni italiane di Commercio Equo e Solidale devono:

  1. Fornire ai consumatori tutto il materiale informativo disponibile, comprese le schede del prezzo trasparente.
  2. Mantenersi costantemente informate sui prodotti che vengono venduti, verificando che vengano rispettati i criteri del Commercio Equo e Solidale.
  3. Garantire ai consumatori sia in caso di distribuzione diretta che di distribuzione attraverso soggetti esterni, informazioni relative al Commercio Equo e Solidale, ai gruppi produttori che hanno realizzato il prodotto o fornito le materie prime, alla rete delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale ed uno schema di prezzo trasparente, che fornisca almeno le seguenti informazioni: prezzo FOB pagato al fornitore, costo di gestione, importazione e trasporto, margine per la vendita. Tali informazioni possono essere indicate in percentuale od in valore assoluto, per singolo prodotto o per categoria di prodotti, o per paese di provenienza, o per gruppo di produttori. In caso di vendita all’ingrosso:
  4. Vendere in percentuale significativa alle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale, ai canali di economia solidale, e/o di solidarietà sociale, gruppi di autoconsumo e/o gruppi informali di solidarietà.
  5. Fornire alle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale informazioni sui prodotti e sui produttori attraverso schede informative che contengano il prezzo trasparente dei prodotti ed essere disponibili a fornire la documentazione di supporto.
  • Prodotti trasformati

I prodotti trasformati sono tutti quei prodotti non riconducibili ad un’unica materia prima: biscotti, cioccolata, dolciumi, ecc.

  1. I prodotti trasformati possono essere definiti in etichetta “prodotti di Commercio Equo e Solidale” solo se almeno il 50% del costo franco trasformatore delle materie prime o il 50% del peso delle materie prime è di Commercio Equo e Solidale.
  2. L’elaborazione dei prodotti trasformati, laddove ne esistano le condizioni, dovrebbe avvenire nei Paesi d’origine.
  3. La trasformazione deve essere effettuata da soggetti dell’economia solidale o comunque da cooperative o imprese che non siano in contrasto con i principi del Commercio Equo e Solidale.
  4. I prodotti trasformati devono riportare in etichetta la dicitura: “Totale ingredienti del Commercio Equo e Solidale: %”.
  5. Nei prodotti trasformati, la scelta degli altri ingredienti rispetto a quelli del Commercio Equo e Solidale deve ispirarsi ai criteri esposti all’art.3.5 di questa Carta.
CSRnatives e Sostenibilità peer to peer
Loro inCAStrati, noi irresponsabili!

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