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Cgia di Mestre avverte: alcuni mestieri potrebbero scomparire

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La Cgia (Associazione Artigiani Piccole Imprese) di Mestre ha recentemente lanciato l’allarme circa il forte rischio di estinzione di alcuni mestieri, come ad esempio quello dei barbieri, dei corniciai, dei pellicciai. Colpa della crisi economica che ha inciso negativamente sull’artigianato se solo nell’anno passato le imprese sono diminuite 21.780 unità. Un crollo progressivo iniziato nel 2009, con l’edilizia a rappresentare il settore che ha risentito maggiormente degli effetti negativi della crisi con un calo di 65.455 imprese e immediatamente seguito dal settore dei trasporti che segna quota meno 16.699.Male anche le attività manifatturiere, soprattutto per quanto riguarda le imprese metalmeccaniche e gli artigiani del legno in cui sono compresi i produttori di mobili.

Di contro arrivano segnali incoraggianti per alcune attività di ristorazione, in particolare parliamo dello street food, con un aumento totale di 3.290 unità tra gelaterie e venditori ambulanti di cibo.
Non male anche il settore delle imprese di pulizia e di giardinaggio (ce ne sono 11.370 in più) e quello di parrucchieri ed estetisti che cresce di 2.180 unità.

Lo studio della Cgia evidenzia però un dato meritevole di riflessioni, ovvero classifica le attività di artigianato che dal 2009 al 2015 hanno sofferto maggiormente la crisi: così scopriamo che i piccoli armatori hanno subìto un calo drastico del 35,5%, i magliai del 33,1%, i riparatori dei supporti audio e video del 29,4%, fino ad altre categorie di artigiani che non troppi anni fa erano regolarmente impegnate, come i falegnami, i camionisti, i produttori di divani e sedie, i barbieri.

Il segretario della Cgia Renato Mason ha dichiarato come «preoccupi lo stato di salute di alcune professioni storiche dell’artigianato che ormai stanno scomparendo». Infatti – continua Mason – «i barbieri, i calzolai, i fabbri, i fotografi gli ottici o i corniciai, ad esempio, sono in via di estinzione e oltre a perdere saperi e conoscenze che non recupereremo mai più, la chiusura di queste attività sta peggiorando il volto urbano dei nostri paesi e delle nostre città».

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