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Paola Guerra Anfossi: “felicità pubblica significa vivere in un mondo più sicuro”

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La Scuola Internazionale Etica e Sicurezza L’Aquila è una realtà nata nel capoluogo abruzzese all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009 dalla volontà di due coniugi milanesi, Paola Guerra e Alberto Anfossi, arrivati in Abruzzo per aiutare la popolazione e il territorio. Da allora la scuola ha visto aumentare il numero di corsi, di allievi e di collaborazioni arrivando anche ad avviare un progetto parallelo a Milano. Senza mai dimenticare il luogo d’origine, L’Aquila appunto, che è parte integrante anche del nome della scuola.

“Il nostro desiderio è creare e diffondere nella società civile e nelle imprese una nuova cultura della sostenibilità, dell’etica, della responsabilità sociale e della sicurezza”, si legge nella mission della scuola. “Vogliamo consolidare e sviluppare nelle persone e nelle aziende le competenze e le capacità di prevenire e gestire rischi ed emergenze nel rispetto dei principi etici condivisi”.

In occasione del convegno “La comunicazione etica e sicura in caso di crisi“, promosso dall’istituto aquilano e svoltosi ieri a Roma in collaborazione con il Touring Club Italiano e l’associazione Sinopie, abbiamo intervistato la responsabile Paola Guerra Anfossi per conoscere meglio questa realtà.

Com’è nata la Scuola Etica e Sicurezza L’Aquila?

Dopo il terribile terremoto del 6 aprile 2009 con mio marito abbiamo sentito l’esigenza di andare all’Aquila per aiutare pur non sapendo realmente come e, purtroppo, non avendo neanche mai visto la città. Nel giro di 20 giorni abbiamo organizzato una riunione a Bologna insieme a una serie di manager e professionisti per mettere insieme dei progetti per aiutare L’Aquila. In una giornata ne sono usciti talmente tanti e belli che sarebbe stato un peccato lasciarli sulla carta. Quindi Alberto per primo a giugno, senza conoscere nessuno in città, ha preso l’autobus ed è arrivato all’Aquila. Dopo una decina di giorni sono arrivata io. Pian piano abbiamo fatto tante conoscenze e ci siamo presi 6 mesi di tempo innanzitutto per far capire che non volevamo fare la passerella ma piuttosto creare qualcosa di duraturo nel tempo. Ma soprattutto volevamo selezionare, tra tutte le idee, quelle che fossero davvero utili, oltre che fattibili. Abbiamo capito subito che L’Aquila oltre a essere una città meravigliosa è una città di studio. In più io insegnavo prima all’Università Bocconi e mi occupavo già di rischi e sicurezza, per cui è stato quasi naturale dire “creiamo una scuola sulla sicurezza”, affinché da questa catastrofe potesse nascere un’opportunità di crescita per giovani e meno giovani e affinché dalle ceneri della città potessero nascere competenza ed etica.

Dall’idea alla realtà. Quando è nata la scuola?

Il primo giorno di scuola è stato il 18 aprile del 2010 quando è partito il primo master. Per i primi 3 anni abbiamo fatto corsi solo all’Aquila dove sono arrivate circa 200 persone da tutta Italia e anche dall’Europa tra docenti e allievi. E devo dire che nessun corso è stato mai più uguale al primo, perché studiare la gestione dei rischi e delle emergenze in un territorio così martoriato è stato decisamente significativo. Ma in parallelo c’è stato anche lo tsunami economico-finanziario quindi tante aziende hanno iniziato ad avere problemi a mandare i propri rappresentanti in Abruzzo. Allora abbiamo deciso di avviare i corsi anche a Milano, ma volevamo che il centro studi, il cuore, continuasse ad essere all’Aquila. Per questo nelle convenzioni attivate con altre scuole italiane, come ad esempio attualmente quella con l’Università Cattolica di Milano, abbiamo messo come condizione che i corsi possono essere seguiti nel capoluogo lombardo ma che il campus estivo di una settimana (il modulo sulla gestione delle emergenze) deve essere necessariamente svolto all’Aquila.

Perché la vostra scuola, che si occupa di sicurezza, è anche “etica”?

Perché alla base della sicurezza c’è l’etica. Mi spiego meglio: alla base della sicurezza di una struttura, di una famiglia, di un’azienda, c’è una persona o un gruppo di persone che devono avere etica “prima”, cioè quando costruiscono, quando decidono di preparare qualcosa, quando elaborano un piano. Il tema è l’etica, il rispetto dei valori, è il voler bene alla propria famiglia, alla propria cittadinanza. Non mi posso permettere di perdere le persone più importanti che ho perché non ho pensato a ciò che poteva succedere. L’etica è, infatti, alla base sia di una catastrofe naturale, sia di un rischio antropico come può essere un’aggressione, un furto, un attentato terroristico. Quindi un ritorno all’etica che non vuole essere un ritorno alla morale ma piuttosto condurre la persona ad avere comportamenti virtuosi.

Come avete vissuto, dal punto di vista umano e personale, questa nuova avventura?

E’ stata un’esperienza nata per aiutare ma si è trasformata per noi in un cambio di vita. Abbiamo costruito da zero una realtà basata sui nostri valori: la meritocrazia, la passione, l’entusiasmo. Dall’Aquila abbiamo poi imparato tanto, soprattutto la resilienza degli abitanti che ci hanno insegnato che si può perdere tutto in un momento, ma che si può anche ripartire. Per questo oggi mi sento quasi un’ambasciatrice che ha voglia di portare il nome dell’Aquila, la sua arte e la sua cultura, fuori dalle mura. Perché L’Aquila deve uscire dal guscio e comunicare i progetti positivi che esistono.

Dove si svolgono le vostre lezioni aquilane?

Le lezioni sono tra Casa Onna e il Liceo linguistico Max Weber e d’estate in particolare al Borgo di San Lorenzo di Beffi (frazione di Acciano). Siamo sempre stati itineranti per offrire a docenti e alunni l’occasione di innamorarsi di tutti i luoghi della città. Uno dei nostri obiettivi, infatti, è anche quello di far conoscere il territorio attraverso lo studio.

Chi sono i vostri alunni?

Ci sono diverse categorie. Da un lato il neo laureato in varie facoltà, come giurisprudenza, ingegneria, economia, che non sa come inserirsi nel mondo del lavoro. Noi offriamo 30 diversi corsi, ma è in particolare con quello più importante da 200 ore che è possibile prendere una certificazione professionale. Si tratta di un corso che fa un po’ da ponte tra il mondo dello studio e quello del lavoro. Si parte dalla teoria ma poi la si applica nel mondo dell’azienda, pubblica o privata, e poi ci sono delle fasi di stage nelle aziende. Ma avendo visto tanti casi di persone meno giovani che hanno perso il lavoro abbiamo voluto porci anche come centro di riferimento per la riqualificazione professionale. Per questo abbiamo dato borse di studio anche a persone meno giovani ma ugualmente meritevoli. Infine tra i nostri alunni ci sono le persone che lavorano già nelle aziende, nelle forze dell’ordine o negli enti locali, ma che vogliono specializzarsi in etica e sicurezza.

Come siete riusciti a conquistare la fiducia di un territorio a voi sconosciuto, soprattutto in un periodo in cui i pericoli erano molti per L’Aquila, basti pensare al rischio più che reale di infiltrazioni mafiose?

Io non lo so come abbiamo fatto. Posso dire però che le prime borse di studio ci sono arrivate dai Lions dell’Aquila. Quello è stato per noi un successo incredibile perché un’associazione filantropica che aiuta degli “stranieri” ha dell’incredibile. Con il senno di poi posso dire che probabilmente gli aquilani sono stati conquistati dalla nostra sincerità d’animo e dalla voglia di fare, che erano percepibili e dal fatto che siamo entrati comunque in punta di piedi. Capivamo che in un momento di dolore e in una città di montagna la fiducia non è un punto di partenza ma un punto di arrivo.

Qual è, secondo lei, il fattore principale per il raggiungimento della felicità pubblica?

Secondo me l’elemento chiave per la felicità pubblica, rimanendo sul mio tema, è essere consapevoli di vivere in un mondo più sicuro. Se sicurezza vuole dire senza preoccupazioni, il vivere senza preoccupazioni – che non significa azzerarli ma averne consapevolezza – è uno dei segreti per la felicità pubblica.

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