scenziati italiani tra le beautiful minds 2015

Pubblicato il 1 febbraio 2016

Beautiful minds 2015: tanti ricercatori italiani tra le migliori menti scientifiche

Nella lista dei migliori 3.100 cervelli internazionali che più hanno influenzato il progresso scientifico e che hanno firmato le pubblicazioni più citate nel mondo nel periodo 2003-2013, vi sono 44 scienziati che lavorano in Italia, di cui circa una ventina impegnati in discipline mediche e farmaceutiche. Questo è quanto emerge dal recente rapporto “Beautiful minds 2015” della Thomson Reuters in cui sono censite le migliori menti scientifiche sui 9 milioni di ricercatori attivi a livello mondiale.

L’area di studio che interessa la ricerca medica è quella più rappresentata nella classifica dove al vertice svetta una donna, Stacey B. Gabriel del Broad Institute del MIT e di Harvard, che ha contribuito all’evoluzione del settore con 25 citatissimi studi, in particolare connessi al progetto Cancer Genome Atlas (TCGA), con gli identikit molecolari di tumori di seno e polmone.

Quanto al Belpaese, tra le menti scientifiche più influenti al mondo vi sono: gli ematologi Michele Baccarani, dell’università di Bologna e Mario Boccadoro delle Molinette di Torino; il cardiologo Antonio Colombo del centro cuore Columbus di Milano; l’oncologo Goldhirsh Aron, istituto europeo di oncologia di Milano; il cardiologo Aldo Pietro Maggioni, direttore del centro di ricerca Anmco.

Seguono poi Giuseppe Mancia, docente di medicina interna dell’Università Bicocca di Milano; Antonio Palumbo ematologo dell’università di Torino; Giuseppe Remuzzi, ematologo e nefrologo del Mario Negri; l’ematologo Giuseppe Salio università di Torino; l’oncologo Salvatore Siena, coordinatore Scientifico del Niguarda Cancer Center di Milano, l’immunologo Alberto Mantovani dell’Humanitas di Milano; Serena Sanna e Manuela Uda entrambe dell’istituto di ricerca biomedica e genetica del Cnr di Cagliari; Alessandra Carattoli biologa molecolare dell’Istituto Superiore di sanità; il biochimico Vincenzo di Marzo; Andrea Scozzafava della facoltà di Farmacia dell’università di Firenze; Francesco Maria Veronese del dipartimento di scienze farmaceutiche dell’università di Padova.

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