Protezione Civile dell’Unione Europea

Pubblicato il 26 gennaio 2016

Il Meccanismo di Protezione Civile dell’Unione Europea

Il 30 novembre 2015 la Commissione Europea ha adottato il programma di lavoro annuale 2016 del Meccanismo unionale di protezione civile (Brussels, 30.11.2015 C(2015) 8381 final COMMISSION IMPLEMENTING DECISION of 30.11.2015 adopting the Annual Work Programme 2016 in the framework of Decision No 1313/2013/EU of the European Parliament and of the Council on a Union Civil Protection Mechanis).

Il programma mette a disposizione 34,9 milioni di euro, di cui circa 29,4 milioni di euro per prevenzione dei disastri e la preparazione all’interno dell’Unione e 5,5 milioni di euro per la prevenzione dei disastri e la preparazione nei Paesi terzi.

Nel dettaglio riportiamo l’articolazione degli interventi, indicando la tipologia di azione finanziata, la procedura (concessione o gara d’appalto) e le risorse a disposizione.

Prevenzione dei disastri e preparazione all’interno dell’Unione

Prevention projects (Grant) € 2.800.000; Improving the knowledge base for disaster prevention (Procurement) € 600.000; The Emergency Response Coordination Centre (Procurement) € 800.000; Early warning and analysis (Procurement) € 1.800.000; Maintenance and further development of the Common Emergency Communication and Information System (CECIS) (Procurement) € 200.000; Training (Procurement) € 5.000.000; Training network (Procurement) € 300.000; Civil Protection Mechanism Exercises (Grant) € 3.600.000; Exercises on civil protection modules, technical assistance and support teams and EU Civil Protection Teams (EUCPT) (Procurement) € 4.000.000; The European Emergency Response Capacity-voluntary pool (Grant) € 2.000.000; Addressing temporary shortcomings (Procurement) € 2.700.000; Preparedness projects (Grant) € 2.800.000; Exchange of experts programme (Procurement) € 900.000; Lessons learned programme, technical meetings and workshops, training, exercise and advisory missions (Procurement/ reimbursement of expenses) € 650.000; Peer reviews (Procurement) € 500.000; Awareness-raising and dissemination of good practices (Procurement) € 166.000; Workshops with the EU Presidency (Grant) € 200.000; CECIS hosting, ERCC security and resilience (Procurement) € 200.000; Evaluation (Procurement) € 150.000.

Prevenzione dei disastri e preparazione nei Paesi terzi

Prevention projects (Grant) € 1.400.000; Improving the knowledge base for disaster prevention (Procurement) € 100.000; Early warning and analysis (Procurement) € 250.000; Training (Procurement) € 300.000; Exercises (Grant) € 1.200.000; Exercises on civil protection modules, technical assistance and support teams and EU Civil Protection Teams (EUCPT) (Procurement) € 100.000; Preparedness projects (Grant) € 1.300.000; Exchange of experts programme (Procurement) € 200.000; Lessons learned programme, technical meetings and workshops, training, exercise and advisory missions (Procurement/reimbursement of expenses) € 551.000; Peer reviews (Procurement) € 150.000.

Per la consultazione del testo integrale della Decisione rinviamo al link.

Ma che cos’è il Meccanismo Unionale di Protezione Civile? Per quanto fin qui esposto è chiaro che si tratta della modalità finanziaria e operativa con cui opera l’Unione nella prevenzione e negli interventi connessi a disastri ed emergenze. Ma per andare più a fondo e conoscere nel dettaglio obiettivi, riferimenti normativi, articolazione e meccanismi di funzionamento del Meccanismo Unionale di Protezione Civile abbiamo pensato di proporre all’attenzione dei lettori uno specifico Dossier predisposto in merito dalla Protezione Civile nazionale e consultabile nel portale.

Dossier Meccanismo Unionale di Protezione Civile

Dal 1 gennaio 2014 è in vigore il Meccanismo Unionale di Protezione Civile adottato il 17 dicembre del 2013, con la decisione 1313/2013/UE dal Parlamento Europeo e dal Consiglio. Tale atto riforma il Meccanismo europeo di protezione civile istituito con decisione del Consiglio del 23 ottobre 2001. La nuova Riforma integra, in un solo atto, le attività di cooperazione europea in materia di protezione civile, e la relativa programmazione finanziaria per il periodo 2014– 2020.
La proposta contribuisce a realizzare gli obiettivi della strategia Europa 2020, a migliorare la sicurezza dei cittadini dell’Unione e a potenziare la resilienza alle catastrofi naturali e provocate dall’uomo. Sarà così possibile sostenere e promuovere misure di prevenzione delle catastrofi. Una politica di protezione civile destinata a ridurre i costi indotti dalle catastrofi sull’economia dell’Unione, e con questo gli ostacoli che ne impediscono la crescita.
A livello europeo la Protezione Civile è incardinata nella Direzione Generale Aiuti Umanitari e Protezione Civile della Commissione europea e conta l’adesione dei 28 Paesi membri dell’Unione Europea e dei 3 Paesi appartenenti all’Area Economica Europea, Norvegia, Islanda e Liechtenstein. Il numero sale nel gennaio 2012, con la ratifica del Protocollo d’Intesa da parte della Ex Repubblica Iugoslava di Macedonia (FYROM), che diventa così il 32° Stato partecipante. Durante il semestre di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea, anche il Montenegro ha aderito al meccanismo unionale beneficiando, così, delle iniziative ad esso correlate.

Obiettivi – dall’intervista di Luigi D’Angelo al “Magazine Protezione Civile”

In considerazione dell’aumento significativo negli ultimi anni del numero e della gravità delle catastrofi naturali e in una situazione nella quale eventi calamitosi futuri più estremi e complessi, con conseguenze di ampia portata e a più lungo termine, saranno dovuti in particolare ai cambiamenti climatici e alla potenziale interazione tra diversi rischi naturali e tecnologici, diventa sempre più importante un approccio integrato alla gestione delle catastrofi. 
È opportuno che l’Unione europea promuova la solidarietà e sostenga, integri e faciliti il coordinamento delle azioni degli Stati membri nel settore della protezione civile al fine di rafforzare l’efficacia dei sistemi di prevenzione, preparazione e risposta alle catastrofi naturali e antropiche. Strumento dell’Unione Europea – UE, il Meccanismo Unionale nasce per rispondere tempestivamente e in maniera efficace alle emergenze che si verificano su un territorio interno e/o esterno all’UE. Gli obiettivi sono conseguiti attraverso la condivisione delle risorse di tutti gli Stati membri. La nuova normativa europea rafforza i concetti della prevenzione e della preparazione alle catastrofi e implementa la capacità di risposta alle emergenze, nel rispetto dei diritti e degli obblighi assunti reciprocamente dai Paesi partecipanti”.

Ambiti d’intervento

La riforma, oltre a sottolineare l’importanza dell’approccio preventivo, la preparazione e risposta alle catastrofi naturali e/o antropiche – art. 196 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFUE), punta anche sul coinvolgimento delle Autorità regionali e di tutto il Servizio Nazionale di Protezione Civile, al fine di assicurare interventi e assistenza in caso di necessità.
Le risorse che compongono i moduli dell’Italia, provengono infatti da tutte le componenti del Sistema, ed è cruciale lavorare in coordinamento per mettere a disposizione dell’Europa le eccellenze del nostro Paese, in ambito di protezione civile. Il nuovo Meccanismo presenta un profilo operativo potenziato: il coinvolgimento delle regioni risponde all’esigenza di interoperabilità e preparazione dei soggetti coinvolti – a cui si aggiunge l’esigenza di una protezione civile intersettoriale, come nel caso della collaborazione nel campo dell’inquinamento marino. Un impegno che si realizza nel pieno rispetto della clausola di solidarietà prevista dal Trattato di Lisbona, secondo la quale “l’Unione e gli Stati membri sono tenuti ad agire di concerto, in uno spirito di solidarietà se un Paese Europeo è colpito da un attacco terroristico, oppure è vittima di una calamità naturale o causata dall’uomo”.
Dal magazine Protezione Civile anno 4. N. 14, “Una ulteriore analisi dei nuovi aspetti della normativa europea, in vigore dal 1° Gennaio 2014”, intervista al Dirigente del Servizio Relazioni Internazionali, Luigi D’Angelo, pp. 30 – 31.
Secondo lei il coinvolgimento delle Regioni farà la differenza? in caso, perché?
“(…) Il coinvolgimento delle Regioni e dell’interno Servizio Nazionale di Protezione Civile sarà fondamentale per la partecipazione dell’Italia al Meccanismo Unionale. 
Le risorse, che compongono i nostri moduli, provengono infatti da tutte le componenti del Sistema, e sarà cruciale lavorare in coordinamento per mettere a disposizione dell’Europa le eccellenze del nostro Paese in ambito di protezione civile. In cambio riceveremo, possibilmente, risorse per la formazione e l’adattamento dei nostri mezzi e del nostro personale – a patto però di rendere poi queste risorse disponibili all’Europa per operazioni internazionali per un arco temporale di almeno due anni. 

Anche per quanto riguarda gli aspetti relativi al concetto riguardante il rafforzamento della capacità di gestione dei rischi da parte degli Stati Membri, le regioni giocheranno un ruolo fondamentale, laddove si richieda che elaborino dei piani – anche di livello subnazionale e quindi regionale, mirati alla analisi dei rischi ed alla definizione di specifiche misure per la loro mitigazione e gestione (…)”.

Come si attiva

All’interno dell’Unione Europea.

Quando uno Stato partecipante non riesce a fronteggiare una grave emergenza nazionale, può richiedere assistenza agli altri Stati membri attivando il Centro di Coordinamento della Risposta all’Emergenza – Ercc che, ricevuta la richiesta, ne dà comunicazione a tutti i componenti del Meccanismo.
La trasmissione delle informazioni avviene quindi attraverso il CECIS che permette un dialogo immediato tra i Centri operativi h24 degli Stati. All’interno di questo sistema, compaiono le richieste del territorio colpito e le relative offerte di assistenza da parte dei Paesi che decidono di intervenire.
Attraverso il Centro, tutti i Paesi membri sono informati e aggiornati sull’andamento dell’emergenza fino alla sua conclusione. La tipologia di intervento varia a seconda dell’evento. L’Ercc agevola quindi la mobilitazione di squadre di valutazione e/o di coordinamento, esperti, di moduli di protezione civile e assicura il co-finanziamento del trasporto dell’assistenza offerta, lasciandone comunque la direzione allo Stato richiedente.

Al di fuori dell’Unione Europea.

Il Meccanismo può essere attivato attraverso una richiesta di assistenza all’Ercc da parte del Paese colpito. In questi casi, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri e la politica estera insieme allo Stato Membro che detiene la Presidenza del Consiglio Europeo, coordina la risposta politica di concerto con la Commissione. Si garantisce così il collegamento con lo Stato colpito, facilitando il rapido dispiegamento dei soccorsi comunitari, soprattutto nelle prime ore dall’evento.
Nel caso in cui sia presente l’Organizzazione delle Nazioni Unite – ONU, che detiene il ruolo di guida delle operazioni, l’attività svolta dalla Direzione Generale per gli Aiuti Umanitari e Protezione Civile della Commissione Europea (ECHO European Commission – Humanitarian Aid & Civil Protection) – avviene in stretta collaborazione con l’Ufficio dell’ONU per il Coordinamento degli Affari Umanitari – OCHA.

La gestione del rischio

Nell’ambito del Meccanismo Unionale, gli Stati Membri favoriscono un approccio coerente ed efficace in materia di prevenzione e preparazione alle catastrofi, attraverso la condivisione delle informazioni non sensibili (informazioni la cui divulgazione non sarebbe contraria agli interessi essenziali della sicurezza degli Stati membri) e la condivisione delle buone prassi. Inoltre, i Paesi:

  • effettuano valutazioni del rischio a livello nazionale o al livello subnazionale appropriato e mettono a disposizione della Commissione una sintesi degli elementi di rilievo in esse contenuti entro il 22 dicembre 2015 e successivamente ogni tre anni;
  • elaborano e perfezionano le rispettive pianificazioni della gestione dei rischi di catastrofe a livello nazionale o al livello subnazionale appropriato;
  • mettono a disposizione della Commissione la valutazione delle rispettive capacità di gestione dei rischi a livello nazionale o al livello subnazionale appropriato ogni tre anni dopo la messa a punto delle pertinenti linee guida, e ogni volta che vi siano modifiche di rilievo; e partecipano, su base volontaria, alle cosiddette “peer review” sul tema della valutazione della capacità di gestione dei rischi.

Ercc e Eerc

Centro di Coordinamento di Risposta all’Emergenza – Ercc

La riforma mantiene uno sguardo attento sia all’interno dei confini dell’Unione Europea – UE, sia nei confronti dei Paesi extraeuropei. Il monitoraggio delle situazioni di disastro o di potenziale disastro, è svolto dal Centro di Coordinamento di Risposta all’Emergenza – Emergency Response and Coordination Centre – ERCC. L’ Ercc è il cuore operativo del sistema, attivo h 24 – 7 giorni su 7, e fornisce ai Paesi partecipanti l’accesso al CECIS – Common Emergency Communication and Information System: una piattaforma informatica comunitaria in grado di comunicare e di scambiare informazioni, tra l’Ercc e i punti di contatto nazionali degli Stati membri.
L’ERCC prevede anche lo sviluppo di moduli di protezione civile, unità di intervento composte da personale specializzato, mezzi e attrezzature messi a disposizione dagli Stati, e “confezionati” secondo la funzione da svolgere e secondo specifici criteri.
L’Ercc consente inoltre di colmare le possibili carenze, anche nella fase di comunicazione e di trasmissione di informazioni tra i Paesi.
In questa direzione, la decisione fissa l’obbligo di notifica nel caso di emergenze con effetti transfrontalieri sia ai Paesi che rischiano di essere danneggiati, sia alla Commissione. La riforma dà seguito all’attività di prevenzione, permettendo agli Stati di coordinarsi al meglio per rispondere ai disastri e condividere, su base regolare, l’attività di valutazione e mappatura del rischio.
Attraverso l’Ercc è possibile sviluppare sistemi di rilevamento e di allerta rapida in caso di catastrofi, e assicurare il sostegno per l’accesso alle risorse per lo sviluppo di unità specializzate di intervento composte da personale, mezzi e attrezzature messi a disposizione dai Paesi membri e “confezionati” secondo la funzione da svolgere e secondo specifici criteri.
Per garantire il flusso delle informazioni, l’Ercc a Bruxelles gestisce anche il sistema informatico Cecis – Sistema Comune di comunicazione e Informazione in Emergenza, che permette un dialogo immediato ed efficace tra i Centri operativi h24 degli Stati membri, con il compito di facilitare le comunicazioni tra l’Ercc e le Autorità Nazionali.

Capacità di Risposta Europea alle Crisi – EERC

La nuova normativa istituisce un vero e proprio pool volontario di forze pre – impegnate che compongono l’European Emergency Response Capacity – Eerc. Finanziato con risorse degli Stati membri, l’Eerc è costituito da moduli, da altri mezzi di risposta e da esperti. Gli strumenti – valutati dalla Commissione Europea – sono a disposizione delle operazioni di risposta nell’ambito del Meccanismo Unionale a seguito di richiesta di assistenza inoltrata tramite il Centro di Coordinamento di Risposta all’Emergenza – Ercc.

Sistema Comune Comunicazione Informazione in Emergenza – Cecis

Il Sistema Comune di comunicazione e Informazione in Emergenza ha il compito di facilitare le comunicazioni tra l’Ercc, e le Autorità Nazionali.
E’ un sistema informatico gestito direttamente dall’Ercc a Bruxelles, che permette un dialogo immediato ed efficace tra i Centri operativi h24 degli Stati membri. All’interno di questo sistema, compaiono le richieste dello Stato colpito e le relative offerte di assistenza da parte dei Paesi che decidono di intervenire. Attraverso il Cecis, inoltre, tutti gli Stati membri sono sempre informati ed aggiornati sull’andamento dell’emergenza fino alla sua conclusione.

Programma di formazione

Nell’ambito del programma di formazione, l’Italia è entrata a far parte del network dei centri europei di formazione di protezione civile. Dal 2004 la Commissione europea offre la possibilità agli esperti di protezione civile dei Paesi partecipanti di frequentare alcuni corsi di formazione organizzati in Europa dal network dei centri europei di formazione di protezione civile.
I corsi mirano a formare gli esperti che potranno partecipare agli interventi di assistenza del Meccanismo, sia in Europa sia in Paesi terzi.
La Commissione europea gestisce un programma di formazione in materia di prevenzione, preparazione e risposta all’emergenza. Il programma comprende corsi comuni e un sistema di scambio di esperti.
L’obiettivo generale è potenziare il coordinamento, la compatibilità e la complementarietà tra le risorse dei paesi e migliorare le competenze degli esperti di protezione civile degli Stati partecipanti.
I corsi comuni di formazione sono rivolti agli esperti di protezione civile che potranno partecipare agli interventi di assistenza del Meccanismo, sia in Europa sia in paesi terzi.
I corsi di formazione sono articolati in tre livelli principali: introduttivo, operativo e gestionale. Le lezioni, svolte in lingua inglese, sono sia teoriche che pratiche, alternando sessioni frontali con lavori di gruppo. Sono, inoltre, previste delle esercitazioni, table top o di campo, attraverso le quali gli esperti esercitano le proprie capacità, competenze e conoscenze simulando di lavorare come membri di una squadra di valutazione e/o di coordinamento mobiliata nell’ambito del Meccanismo.

I corsi, finanziati dalla Commissione europea, sono organizzati in Europa da una rete di centri di formazione di protezione civile, di cui anche l’Italia ne è parte.
Dal giugno 2012, il Dipartimento della Protezione Civile è leader del consorzio costituito insieme all’Emergency Planning College del Cabinet Office del Regno Unito, alla protezione civile della Croazia, alla Scuola Superiore Sant’Anna ed alla Società Studiare Sviluppo.
Il consorzio è impegnato nello sviluppo e nell’organizzazione di corsi introduttivi sul Meccanismo europeo di protezione civile. Per ogni ciclo della durata di un anno, 5 sono i corsi che si svolgono in Italia – a Roma presso la Scuola Superiore dell’Amministrazione dell’Interno, 3 i corsi realizzati nel Regno Unito – a York presso l’Emergency Planning College del Cabinet Office – e altri 3 in Croazia – a Spalato presso lo Specialist Training Centre della protezione civile croata.
Nel periodo 2009-2012, il Dipartimento ha partecipato ad un’analoga iniziativa di formazione europea insieme alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, capofila del consorzio, e il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile.
Lo scambio di esperti consente al personale qualificato di protezione civile di approfondire, condividere esperienze e conoscenze in settori specifici. Esperti dei sistemi nazionali possono essere distaccati temporaneamente presso amministrazioni degli altri Paesi partecipanti al Meccanismo per avere un’esperienza diretta e acquisire una conoscenza più approfondita del funzionamento e delle procedure del sistema di protezione civile in vigore nel paese ospitante.
In questo ambito il Dipartimento cura i contatti con gli organizzatori del progetto scambio di esperti, sia per le candidature di quelli italiani sia per quelle degli esperti stranieri interessati a venire in Italia, nell’ambito di questa attività.

Le esercitazioni

Le esercitazioni sono organizzate a livello comunitario, e hanno lo scopo di testare la cooperazione e l’efficienza nella gestione delle operazioni di soccorso delle squadre dei Paesi partecipanti. Durante lo svolgimento delle esercitazioni vengono inoltre valutate l’efficacia e la validità di un modello di intervento per fronteggiare un’emergenza grave, i piani, le procedure decisionali e la gestione dell’informazione.
Consentono, inoltre, agli esperti chiamati ad intervenire in un’emergenza reale, di misurare le proprie capacità, di acquisire esperienza e la giusta dimestichezza per operare sul campo.
L’esercitazione diventa un momento fondamentale in quanto permette la sperimentazione di forme collaborative tra i vari sistemi nazionali di protezione civile, chiamati a cooperare in caso di disastri in un Paese europeo o in Paesi terzi.
Le simulazioni a livello europeo sono organizzate dagli Stati partecipanti la cui proposta viene accettata dalla Commissione europea attraverso le calls for proposals.
Le esercitazioni organizzate da consorzi composti da diversi Stati Membri sono concepite come test che hanno l’obiettivo di stabilire una conoscenza comune di cooperazione negli interventi di protezione civile e di accelerare la risposta durante le principali emergenze. Queste esercitazioni forniscono un’opportunità di apprendimento per tutti i soggetti coinvolti nelle operazioni coordinate dal Meccanismo e di rafforzare la cooperazione operativa tra loro.
Dal magazine Protezione Civile anno 4. N. 14, “Una ulteriore analisi dei nuovi aspetti della normativa europea, in vigore dal 1° Gennaio 2014”, intervista al Dirigente del Servizio Relazioni Internazionali, Luigi D’Angelo, pp. 30 – 31.
Una nuova programmazione finanziaria 2014-2020. potrebbe darci una visione d’insieme delle cifre e dei principali beneficiari?
“(…) Possiamo dire che i numeri sono fortemente indicativi dell’importanza crescente della protezione civile a livello europeo. Si passa dai circa 190 milioni di Euro della precedente programmazione finanziaria (2007-2013) ai 368 milioni di Euro della programmazione 2014-2020. Quasi il doppio del finanziamento in un settore che è divenuto una politica dell’Unione dopo il Trattato di Lisbona, proprio in virtù di un aumento evidente dei disastri negli ultimi dieci anni sia a livello europeo che globale. Le opportunità sono molte per gli Stati membri a tutti i livelli da quello locale, a quello territoriale intermedio, fino a quello nazionale. Ma perché tutti possano beneficiarne al meglio, sarà cruciale il coordinamento a livello nazionale nell’ambito di una visione comune e partecipata di protezione civile vissuta come sistema e servizio al cittadino. In ultima istanza, dunque, i beneficiari finali saranno i cittadini europei, sia quando si trovano nel proprio Paese d’origine sia quando viaggiano all’estero, in Europa e perfino in Paesi più remoti”.

Azioni finanziabili

Sono ammesse a beneficiare dell’assistenza finanziaria le seguenti azioni generali volte a potenziare la prevenzione, la preparazione e l’efficacia della risposta alle catastrofi:

  • studi, indagini, modelli e sviluppo di scenari intesi a facilitare la condivisione di conoscenze, migliori prassi e informazioni;
  • formazione, esercitazioni, workshop, scambio di personale ed esperti, creazione di reti, progetti di dimostrazione e trasferimento di tecnologie;
  • attività di monitoraggio, stima e valutazione;
  • informazione, educazione e sensibilizzazione dell’opinione pubblica e connesse attività di divulgazione intese a coinvolgere i cittadini nella prevenzione e nella riduzione al minimo degli effetti delle catastrofi nell’Unione e mettere i cittadini dell’Unione in condizione di tutelarsi più efficacemente e in maniera sostenibile;
  • elaborazione e svolgimento di un programma dedicato alle lezioni apprese da interventi ed esercitazioni nell’ambito del Meccanismo Unionale, anche in settori rilevanti per la prevenzione e la preparazione;
  • attività e misure di comunicazione volte ad accrescere la consapevolezza dell’operato della protezione civile degli Stati membri e dell’Unione in materia di prevenzione, preparazione e risposta alle catastrofi.

Azioni di prevenzione e preparazione ammissibili

Sono ammesse a beneficiare dell’assistenza finanziaria le seguenti azioni di prevenzione e preparazione volte a:

  • cofinanziare progetti, studi, workshop, sondaggi e azioni e attività analoghe;
  • cofinanziare le cosiddette “peer review” equivalenti a missioni di valutazione, effettuate da esperti nel settore della gestione del rischio, in quegli Stati Membri che volontariamente aderiscono all’iniziativa;
  • mantenere la piena funzionalità dell’ERCC;
  • preparare la mobilitazione e l’invio di squadre di esperti e sviluppare e mantenere una capacità di intervento tramite una rete di esperti formati a tale scopo provenienti dagli Stati membri;
  • creare e mantenere il CECIS e gli strumenti che consentono la comunicazione e lo scambio di informazioni tra l’ERCC e i punti di contatto degli Stati membri e di altri partecipanti nell’ambito del meccanismo unionale;
  • contribuire allo sviluppo di sistemi transnazionali di rilevamento, allerta rapida e allarme di interesse europeo per consentire una risposta rapida nonché promuovere l’interconnessione tra sistemi nazionali di allerta rapida e di allarme e la loro connessione con l’ERCC e il CECIS. Questi sistemi tengono conto di e si basano sulle fonti e sui sistemi di informazione, monitoraggio o rilevamento esistenti e futuri;
  • pianificare operazioni di risposta nell’ambito del meccanismo unionale;
  • supportare le attività di preparazione;
  • individuare le carenze dell’EERC e sostenere gli Stati membri nel far fronte a tali carenze cofinanziando nuovi mezzi di risposta, fino a un massimo del 20 % dei costi ammissibili, a condizione che:

– la necessità di nuovi mezzi sia confermata da valutazioni dei rischi;

– il processo di individuazione delle carenze (articolo 12 ) deve essere dimostrato dagli Stati membri che non dispongono di tali mezzi e che tali mezzi siano sviluppati dagli Stati membri singolarmente o in consorzio;

– l’impegno dei mezzi nel pool volontario per un periodo minimo di due anni;

– il cofinanziamento di questi mezzi deve essere economicamente vantaggioso;

– dove opportuno, la preferenza è accordata ai consorzi di Stati membri che cooperano per un rischio comune;

  • garantire la disponibilità del supporto logistico per le squadre di esperti;
  • facilitare il coordinamento del preposizionamento, da parte degli Stati membri, dei mezzi di risposta alle catastrofi all’interno dell’Unione;

Azioni di risposta ammissibili:

Sono ammesse a beneficiare dell’assistenza finanziaria, in caso di attivazione del Meccanismo, le seguenti attività:

  • invio di squadre di esperti e di relativo supporto logistico;
  • cofinanziamento delle spese di trasporto sostenute dagli Stati membri;
  • adozione di altre necessarie azioni complementari e di supporto al fine di facilitare il coordinamento della risposta nel modo più efficace possibile.

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Valerio Roberto Cavallucci

Responsabile delle sezioni di approfondimento: Responsabilità sociale; Legalità; Innovazione sociale; Sostenibilità ambientale; Partenariato Pubblico Privato.

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