cittadini attivi

Pubblicato il 8 gennaio 2016

Rapporto Labsus 2015: la cittadinanza attiva non è più un’utopia

Sono trascorsi due anni dal primo Regolamento per l’Amministrazione condivisa dei beni comuni e Labsus, il laboratorio per la sussidiarietà che ha l’obiettivo di promuovere l’importanza dei beni comuni, ha stilato il suo Rapporto 2015.
Quest’ultimo contiene buone notizie, come afferma il presidente della stessa Labsus, Gregorio Arena, facendo sapere nell’introduzione che “a raccontare la vicenda non ci si crede, perché l’Italia di cui parliamo in queste pagine non si vede, non fa notizia”.

Effettivamente nessuno avrebbe mai pensato che appena un anno dopo da quel febbraio 2014, quando partì la macchina per la diffusione del Regolamento,  i risultati indicassero già 3838 tra cittadini, amministratori e membri di associazioni attive sui territori che avessero già scaricato il Regolamento.

Ciò che balza immediatamente agli occhi e rende molto ottimisti è che la maggioranza di coloro che ha scaricato il documento è rappresentata dai cittadini che coprono, statisticamente, il 69% del totale; il restante 31% si suddivide comprensibilmente tra gli amministratori e i membri delle varie associazioni operanti sul territorio.

Da ciò si evince che il concetto di cittadinanza attiva in Italia non è mera utopia ma che, al contrario, è crescente la necessità di rapportarsi con le amministrazioni locali al fine di tutelare i beni comuni del nostro territorio.

Un dato che rinnova la fiducia è la percentuale legata all’adozione del regolamento da parte del Sud Italia e delle Isole che insieme contano ben il 37% del totale e il Centro del Paese che è a quota 33%.

Il Rapporto Labsus chiarisce molto bene quali siano i principi alla base dei beni comuni: fiducia reciproca, pubblicità e trasparenza, responsabilità, inclusione e apertura, sostenibilità, proporzionalità, adeguatezza e differenziazione, informalità e autonomia civica.

Anche per questa ragione lo stesso Rapporto riserva un ampio spazio ai protagonisti più importanti delle attività evidenziate dal Regolamento: i cittadini, con le proprie storie e il loro vivere sociale teso alla cura dei beni comuni.

Alcuni esempi, che riguardano tanto il Nord quanto il Sud del Paese, riguardano l’importanza che le singole persone hanno rivolto a temi attuali quali l’immigrazione, la scuola, la sostenibilità ambientale e i beni culturali.

Nell’arco di tempo che corre dalla chiusura del Rapporto Labsus 2015 a oggi, i Comuni che hanno adottato il Regolamento sono passati da 54 a 68, mentre quelli che hanno avviato le procedure per l’adozione sono 83. Ennesima riprova che la corsa verso il cambiamento non è ancora finita proprio perché l’amministrazione dei beni comuni rappresenta un bisogno molto sentito da parte dei cittadini.

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