Unione-Europea

Pubblicato il 29 dicembre 2015

Alcune nozioni base di europrogettazione per le organizzazioni del Terzo settore

Spesso nei post di Felicità Pubblica, come pure in numerosi altri portali dedicati al Terzo settore e all’economica solidale, si trovano accenni a progetti europei, bandi, call for proposals, concorsi e opportunità di finanziamento comunitario di vario genere. Ai lettori più “navigati” probabilmente questo non fa grande effetto, ma a molti volontari e operatori più o meno esperti, che lavorano quotidianamente nel settore sociale in senso ampio ma generalmente senza un’approfondita conoscenza del gergo della macchina amministrativa comunitaria, sarà certamente capitato di domandarsi perché mai l’Europa voglia dare soldi a qualcuno ed eventualmente come si faccia a diventare quel qualcuno.

Nell’approfondimento di questa settimana cerchiamo quindi di fare un po’ di chiarezza sul vasto e complesso mondo dei programmi europei, e in particolare sulle principali opportunità di finanziamento esistenti anche per il mondo non-profit.

La Strategia Europa 2020

I finanziamenti europei non sono una cosa nuova. Esistono sostanzialmente da quando esiste l’Unione Europea, e prima ancora, quando l’Unione Europea non esisteva ancora perché si chiamava Comunità Europea, sostanzialmente dai Trattati di Roma del 1957, istitutivi della CEE e dell’Euratom.

Come ogni organizzazione internazionale che si rispetti l’UE concentra le sue risorse in alcuni obiettivi strategici, generalmente organizzati in piani pluriennali. Nella programmazione strategica attuale, che copre il periodo 2014-2020, l’Unione Europea è impegnata in un grande sforzo per lasciare alle spalle la grave crisi economico-finanziaria e creare le condizioni per un’economia più competitiva con un più alto tasso di occupazione. La cosiddetta strategia “Europa 2020” mira infatti a una crescita che sia:

  • Intelligente, grazie a investimenti più efficaci nell’istruzione, la ricerca e l’innovazione;
  • Sostenibile, grazie alla decisa scelta a favore di un’economia a basse emissioni di CO2;
  • Inclusiva (o solidale), ossia focalizzata sulla creazione di posti di lavoro e la riduzione della povertà.

La strategia Europa 2020 s’impernia di conseguenza su alcuni ambiziosi obiettivi riguardanti l’occupazione, l’innovazione, l’istruzione, la riduzione della povertà e la lotta ai cambiamenti climatici. Perché la strategia Europa 2020 dia i frutti sperati, è stato istituito un forte ed efficace sistema di governo dell’economia per coordinare le azioni a livello UE e a livello nazionale.

In particolare, 5 sono gli obiettivi che l’UE si prefigge di raggiungere entro il 2020:

1) Occupazione: innalzamento al 75% del tasso di occupazione (per la fascia di età compresa tra i 20 e i 64 anni);

2) R&S: aumento degli investimenti in ricerca e sviluppo al 3% del PIL dell’UE;

3) Lotta ai cambiamenti climatici e sostenibilità energetica: riduzione delle emissioni di gas serra del 20% (o persino del 30%, se le condizioni lo permettono) rispetto al 1990 20% del fabbisogno di energia ricavato da fonti rinnovabili aumento del 20% dell’efficienza energetica;

4) Istruzione: Riduzione dei tassi di abbandono scolastico precoce al di sotto del 10% aumento al 40% dei 30-34enni con un’istruzione universitaria;

5) Lotta alla povertà e all’emarginazione: almeno 20 milioni di persone a rischio o in situazione di povertà ed emarginazione in meno.

Le risorse per attuare la strategia

La realizzazione della strategia Europa 2020 è resa possibile da risorse dell’UE che finanziano numerose attività nei settori più vari che vanno dallo sviluppo rurale e la protezione dell’ambiente alla difesa delle frontiere esterne e la promozione dei diritti umani. Commissione, Consiglio e Parlamento europeo decidono congiuntamente l’entità del bilancio e la ripartizione delle risorse, ma è la Commissione a essere responsabile dell’esecuzione della spesa.

Il funzionamento finanziario dell’UE si fonda su un meccanismo di programmazione pluriennale, basato su un documento programmatico chiamato “Quadro finanziario pluriennale” (QFP). Il quadro finanziario pluriennale definisce le priorità e i limiti di spesa dell’Unione europea a lungo termine.

Definendo in quali settori l’UE dovrebbe investire più o meno nei sette anni, il QFP è sia espressione delle priorità politiche sia uno strumento di pianificazione finanziaria. Il budget annuale viene adottato all’interno di questo quadro e di solito si mantiene al di sotto dei massimali di spesa previsti così da consentire una creta flessibilità per affrontare eventuali necessità impreviste.

La struttura del QFP viene proposta dalla Commissione Europea e deve essere adottata dal Consiglio all’unanimità dopo aver ottenuto il consenso del parlamento Europeo.

Per il periodo 2014-2020, il QFP stabilisce un totale di entrate massimo di 960 miliardi di EURO e un totale di impegni di spesa di 908 miliardi di euro per finanziare le politiche europee. La differenza tra la previsione di entrate e la previsione di spesa rappresenta un margine di sicurezza, uno spazio di manovra in caso di bisogni imprevisti ed emergenze.

Il QFP 2014-20 è articolato in 6 categorie di spesa (‘headings’) corrispondenti alle diverse macro-aree di attività dell’UE:

  1. Smart and Inclusive Growth, a sua volta suddiviso in Competitiveness for growth and jobs ed Economic, social and territorial cohesion;
  2. Sustainable Growth – Natural Resources;
  3. Security and citizenship;
  4. Global Europe;
  5. Administration;
  6. Compensations/special measures.

Dal livello strategico ai “progetti”

Ma come avviene concretamente il passaggio dal livello strategico a quello operativo? In altre parole, come le risorse disponibili nel Quadro Finanziario Pluriennale vengono impiegate?

Come è noto, la Commissione Europea è strutturata in Direzioni Generali (DG) competenti per diverse materie, assimilabili per analogia ai ministeri nazionali. Nell’ambito della sua attività e al fine di sostenere lo sviluppo delle politiche comunitarie, attraverso queste DG, la Commissione ha creato dei Programmi che coinvolgono direttamente la società civile, il settore pubblico e il settore privato. Le imprese, gli enti locali, le organizzazioni della società civile possono quindi partecipare ad alcuni di questi programmi, attraverso la presentazione di progetti che rispettano le condizioni di specifici bandi.

La continua evoluzione dell’Unione Europea come organizzazione, nonché della società europea in quanto tale, infatti, necessita sempre più dei cittadini, delle organizzazioni della società civile, delle imprese e delle istituzioni che si trasformino da puri beneficiari ad attivi protagonisti della politica comunitaria nel suo complesso, in una logica di governance multilivello.

Con una semplificazione piuttosto audace, ma che rende l’idea, possiamo dire che esistono tre passaggi principali:

  • Le policies, ossia politiche settoriali che esprimono degli orientamenti e degli obiettivi strategici dell’UE;
  • I programmi, che forniscono gli strumenti finanziari per la realizzazione degli obiettivi strategici e stabiliscono le regole di partecipazione dei diversi attori, emettendo “bandi”;
  • I progetti, ossia proposte che rispondo a specifici «bandi» e costituiscono quindi l’implementazione concreta di azioni a valere sui finanziamenti resi disponibili dai programmi per raggiungere gli obiettivi di policy.

In altre parole (e sempre semplificando a scopo esplicativo) è un po’ come se l’UE fissasse gli obiettivi strategici che intende raggiungere e chiedesse ad attori (non istituzioni UE) di “aiutarla” a raggiungerli attraverso l’implementazione di progetti.

Un “progetto europeo”, nel senso in cui il termine e comunemente inteso dagli operatori della società civile a livello locale, nasce quindi quando c’è l’incontro tra gli obiettivi strategici dell’UE e gli obiettivi di soggetti locali (enti, organizzazioni, istituzioni locali, università, imprese etc…).

Fondi diretti e fondi indiretti

Le politiche europee, decise a livello strategico, vengono implementate attraverso strumenti economico-finanziari, ossia attraverso apposite voci di bilancio e fondi appositamente istituiti.

I finanziamenti europei possono essere divisi in due principali categorie ampie: fondi centralizzati (o a gestione diretta) e fondi strutturali (o a gestione indiretta).

Nei fondi strutturali la relazione tra i beneficiari del finanziamento e la Commissione Europea è mediata dalle autorità nazionali a livello centrale, regionale e locale.

I fondi centralizzati sono ripartiti direttamente ai beneficiari finali dalle Direzioni Generali incaricate di gestire il programma o da agenzie operative delegate dalla Commissione a livello europeo o nazionale.
I fondi strutturali assieme al Fondo di Coesione, formano il quadro di finanziamento della Politica di Coesione Europea, che mira a ridurre le disparità economiche e sociali tra le regioni d’Europa. Il budget non viene distribuito uniformemente in tutta Europa ma è assegnato sulla base di “obiettivi”: prima della fase di programmazione, il territorio europeo è diviso in obiettivi, definiti sulla base di analisi statistiche di dati socioeconomici provenienti dalle diverse regioni.

Programmi di finanziamento centralizzati

Le politiche promosse dall’Unione Europea sono implementate attraverso numerosi programmi tematici che forniscono supporto finanziario, sotto forma di sovvenzioni, per l’attuazione di progetti specifici o da destinare a organizzazioni che promuovono le politiche europee, sia a livello europeo che internazionale coinvolgendo anche paesi terzi.

L’atto legislativo che stabilisce un programma di finanziamento europeo è un regolamento o una decisione che ne definisce la durata, gli obiettivi, i sottoprogrammi (settori tematici e priorità), azioni finanziabili e il budget totale.

I programmi di finanziamento europei centralizzati possono essere gestiti direttamente dalla Commissione Europea attraverso le Direzioni Generali responsabili dei programmi, da agenzie esecutive o da agenzie  nazionali delegate.

Chiunque volesse ottenere un finanziamento deve rispondere al bando pubblico noto come “Invito a presentare proposte” (Call for proposals) presentando una proposta di progetto. L’invito a presentare proposte definisce le priorità del programma per l’anno corrente, i criteri di ammissibilità, il termine ultimo per la presentazione della proposta di progetto e la procedura da seguire. Solitamente gli inviti a presentare proposte vengono pubblicati ogni anno a seconda del programma. La scadenza per la presentazione delle proposte indicata nell’invito a presentare proposte è sempre tassativa.

I programmi di finanziamento europei centralizzati sono solitamente divisi in sottoprogrammi o priorità, ognuno di questi mira a finanziare diverse attività. E’ fondamentale avere una conoscenza chiara dell’intero programma e dei suoi sottoprogrammi in modo da presentare una proposta all’interno del settore di riferimento più appropriato con l’obiettivo finale di ottenere il finanziamento.

I programmi di finanziamento centralizzati dell’UE finanziano di solito una percentuale dei costi relativi all’implementazione del progetto. Questa percentuale differisce da programma a programma e perfino all’interno dello stesso programma. Infatti due sottoprogrammi di uno stesso programma europeo di finanziamento possono prevedere tassi di finanziamento diversi tra loro.

Un’altra caratteristica fondamentale dei programmi di finanziamento europei è il criterio di transnazionalità, richiesto nella maggior parte dei programmi centralizzati, ossia la necessità di essere implementati da un consorzio di partners provenienti da paesi diversi.

I principali programmi centralizzati che operano nell’ambito del Terzo settore e del volontariato, e che pertanto sono accessibili anche ad attori dell’associazionismo, sono:

  • Giustizia;
  • Diritti, Uguaglianza e Cittadinanza;
  • Europa per i cittadini;
  • Erasmus +;
  • Europa Creativa;
  • LIFE.

Per chi volesse approfondire, consigliamo vivamente un breve ma davvero utile corso di europrogettazione per il volontariato, disponibile gratuitamente online sulla piattaforma www.reveal2.eu, che è a sua volta il prodotto di un progetto europeo di formazione implementato dal CSV della provincia di Chieti a valere sul programma Erasmus+.

Un’interessante opportunità europea per il Terzo settore: il Programma Erasmus+
L’Amministrazione di Sostegno

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Giuseppe Paglione

Giuseppe Paglione è dottore di ricerca in Scienze Politiche e Sociali Internazionali presso l’Università di Teramo e ha esperienza pluriennale nell’europrogettazione come consulente per organizzazioni del terzo settore, scuole, centri di ricerca e piccole e medie imprese.

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