Pubblicato il 21 dicembre 2015

Claudio De Vincenti

Claudio De Vincenti

Come abbiamo avuto modo di vedere in precedenti approfondimenti, lo sviluppo locale costituisce un capitolo essenziale nel vasto quadro delle partnership pubblico-private. Ma a quali ambiti territoriali si applicano le strategie di sviluppo? Le politiche di coesione, sostenute sia da finanziamenti nazionali che comunitari, si sono concentrate, a volta a volta, su aspetti diversi, a partire da un comune denominatore: la condizione di “ritardo di sviluppo”. Probabilmente tra le molte esperienze che si sono succedute nel corso dell’ultimo ventennio, la prima ha riguardato le “aree rurali”. In proposito basti pensare alla lunghissima stagione degli interventi LEADER e dei Gruppi di Azione Locale. Quando poi ci si è dovuti misurare con ampi e diffusi processi di crisi industriali l’attenzione è stata focalizzata sulle “aree in declino industriale” o, più genericamente, sulle “aree di crisi”. Sempre nel quadro delle aree in ritardo di sviluppo, soprattutto in alcuni paesi europei, si è fatto riferimento anche alle aree insulari, alle regioni con scarsa densità di popolazione e alle cosiddette “aree ultraperiferiche”.

Veronica de Meo

Ho lavorato come editing, creative content writer, e dal 2015 sono ritornata a vivere a Pescara dove lavoro con passione alla “Felicità Pubblica”.

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