accordo sul clima

Pubblicato il 14 dicembre 2015

Clima: ecco cosa prevede l’accordo di Parigi

La ricetta per salvare il mondo dal surriscaldamento globale e dagli effetti drammatici dei cambiamenti climatici è contenuta in 32 pagine e riassunta in 29 articoli.

A contenerla è, infatti, il documento sul clima redatto al termine della Cop 21, la Conferenza mondiale sul clima, che nei giorni scorsi ha visto i rappresentanti di 195 Paesi discutere sulla problematica e fornire delle indicazioni per cercare di garantire alle nuove generazioni un ambiente migliore.

Nulla di vincolante per i Paesi coinvolti, dal momento che la mancata osservazione dei dettami del documento condiviso dopo giorni di dibattito non prevede alcuna sanzione, ma solo l’invito ad adoperarsi per il bene del pianeta, con l’obiettivo (a lungo termine) di “stabilizzazione l’incremento delle temperature medie globali sotto i 2 gradi, rispetto all’era preindustriale e perseguendo gli sforzi nel limitare l’aumento della temperatura di 1.5 gradi, riconoscendo che questo ridurrebbe significativamente il rischio e gli impatti del cambiamento climatico”, come si legge nell’articolo 2.

Nello stesso articolo si legge anche che il surriscaldamento globale può essere combattuto “aumentando la capacità di adattarsi agli impatti negativi del cambiamento climatico e promuovendo la resilienza e uno sviluppo a basse emissioni di gas serra, in modo che non minacci la produzione alimentare; rendendo i flussi di finanziamento coerenti con un percorso di sviluppo a basse emissioni di gas serra e resiliente”.

Ovviamente nel testo si riconosce anche la differenza tra paesi in via di sviluppo e paesi più sviluppati e si evidenzia che tutti “dovranno raggiungere il picco massimo il prima possibile”, seppur con la consapevolezza che “i paesi in via di sviluppo impiegheranno più tempo ma che in seguito dovranno avviare una riduzione rapida”.

Il documento mette in luce poi che gli impegni presi dai Paesi prima dell’inizio dei negoziati a Parigi porteranno all’emissione di 55 gigatonnellate di gas a effetto serra nel 2030, quando in realtà solo con 40 si resterà al di sotto dell’obiettivo dell’aumento della temperatura dei due gradi. Entro il 2018, gli esperti dovranno quindi determinare quale sarà il livello di emissioni compatibile con un aumento limite di 1,5 gradi.

L’accordo prevede per questo la definizione di un percorso chiaro di riduzione delle emissioni, attraverso una revisione degli impegni nazionali volontari di riduzione delle emissioni di gas serra ogni 5 anni, che potranno essere rafforzati (come ingiungono gli scienziati) a partire dal 2018.

Riguardo agli aspetti finanziari, l’accordo prevede il ricorso a un “carbon fund” di 100 miliardi da rendere attivo fra 5 anni che finanzierà la decarbonizzazione delle economie meno evolute. Mancano tuttavia le regole per stabilire quali Paesi dovranno accollarsi l’esborso e in base a quali parametri, così come non vengono specificate le norme per assegnare in modo trasparente e corretto i finanziamenti.

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Antonella Luccitti

Giornalista e direttore responsabile del portale "Felicità Pubblica". Amo la scrittura, il cinema e i viaggi.

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