disagio giovanile

Pubblicato il 21 novembre 2015

Disagio giovanile: la colpa è spesso dei genitori

Entro il 2020 il 12% degli adolescenti potrebbe essere affetto da disturbi psicopatologici gravi, come autolesionismo, fobie sociali, disturbi alimentari. Questo è l’allarme lanciato dall’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).

All’origine del fenomeno, secondo gli specialisti dell’Associazione romana per la psicoterapia dell’adolescenza (Arpad), vi è l’assenza del ruolo educativo dei genitori di oggi, quelli cresciuti tra gli anni settanta e gli anni ottanta, che finiscono sempre più spesso per sottrarsi alla propria funzione educativa. Così i loro figli si stanno rassegnando a crescersi da soli attraverso il web e la tecnologia.

Per comprendere meglio tale preoccupante trend e quindi il malessere che vivono i giovani, i medici hanno creato due concetti chiave: quelli di dolore “generazionale” e dolore “evolutivo”. Il primo, è il prodotto della frattura generazionale che sta lasciando i ragazzi senza punti di riferimento. La Net generation, quella nata tra gli anni ottanta e i primi anni duemila, è la prima generazione alla quale viene chiesto di crescersi da sola, facendo a meno non solo degli adulti, ma anche della loro figura come esempio di riferimento.

L’evolversi dai genitori, per i giovani del terzo millennio, non significa più ottenere soltanto l’indipendenza ma distaccarsi completamente da loro, trovandosi senza punti di riferimento. Tutto questo, però, ostacola il processo di soggettivazione e di costruzione del sé in quanto è proprio attraverso l’identificazione con le figure di accudimento, quali appunto i genitori, che il ragazzo struttura le basi delle propria identità. E’ da qui che nasce il secondo concetto di “dolore evolutivo” che sta ad indicare l’illusione di poter vivere facendo a meno degli altri, ma anche di se stessi.

Pertanto, secondo gli specialisti, i genitori sono venuti meno al loro ruolo a causa di un processo di regresso collettivo in atto che è collegato al nostro modello produttivo e sta portando a un appiattimento dell’intera società su un registro adolescenziale. Con la sua identità mutevole, il giovane rappresenta il consumatore perfetto per la società dei consumi nella quale viviamo e che ci vuole tutti adolescenti. Ed è per questo che, mentre i ragazzi bruciano le tappe, i genitori regrediscono comportandosi sempre di più come i propri figli.

Così al ruolo dei genitori subentra quello della rete, del web, perché è proprio in rete che molti di questi ragazzi prendono le loro identità. Ma si tratta di identità surrogate che sono in grado di produrre fenomeni molto gravi, come ad esempio il cyberbullismo.

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Veronica de Meo

Ho lavorato come editing, creative content writer, e dal 2015 sono ritornata a vivere a Pescara dove lavoro con passione alla “Felicità Pubblica”.

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