adozioni internazionali

Pubblicato il 3 novembre 2015

Congo: il governo sblocca le adozioni internazionali

Sessantanove bambini le cui adozioni da parte di famiglie straniere, anche italiane, erano state bloccate più di due anni fa, potranno raggiungere i loro nuovi genitori. Altri 1000 bambini, invece, per adesso resteranno negli orfanatrofi congolesi. Questo è quanto ha deciso il governo della Repubblica Democratica del Congo (Rdc).

Quattordici dei sessantanove bambini  adottati sono attesi da famiglie statunitensi, mentre gli altri partiranno per cominciare una nuova vita in Italia, Belgio, Canada, Germania, Francia, Olanda e Svizzera. Nel 2013, le autorità governative congolesi avevano bloccato le adozioni internazionali sospendendo i permessi di espatrio per via di corruzione e falsificazione di documenti. Il governo di Kinshasa ha comunicato che la revisione delle pratiche ha permesso di trovare sessantanove dossier in perfetto ordine e perciò che i bambini avrebbero potuto essere autorizzati a partire.

«Tutte le altre pratiche di adozione», spiega il ministro della Giustizia congolese Alexis Thambwe Mwamba, «dovranno aspettare fino a quando verrà approvata la nuova legge sulle adozioni attualmente in discussione. Fino ad allora di questi casi non discuteremo più».

La Farnesina ha espresso «soddisfazione per la decisione del governo della Repubblica Democratica del Congo di consentire che sessantanove bambini possano raggiungere i loro genitori adottivi in diversi paesi tra cui vi è anche l’Italia», come dichiarato in un comunicato ufficiale secondo cui il Ministro Paolo Gentiloni «continua a seguire con massimo impegno la vicenda delle famiglie italiane in stretto coordinamento con Palazzo Chigi e la Presidente della Commissione per le Adozioni Internazionali Silvia Della Monica, con l’augurio che anche le altre famiglie possano al più presto ricongiungersi ai loro bambini».

 

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Veronica de Meo

Ho lavorato come editing, creative content writer, e dal 2015 sono ritornata a vivere a Pescara dove lavoro con passione alla “Felicità Pubblica”.

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