studio Global non-linear effect of temperature on economic production

Pubblicato il 30 ottobre 2015

Il caldo diminuisce la produttività dei Paesi

Se il riscaldamento globale dovesse continuare al ritmo attuale, per la fine del secolo, l’economia mondiale potrebbe subire un danno del 23% rispetto alle prospettive economiche di un mondo senza lo stravolgimento dei cambiamenti climatici. A lanciare l’allarme è lo studio Global non-linear effect of temperature on economic production condotto da ricercatori delle università americane di Stanford e Berkeley pubblicato sul sito Nature International weekly journal of science.

Gli studiosi americani hanno analizzato i dati economici e climatici di più di 160 Paesi, dal 1960 e al 2010, e sono giunti alla conclusione che la produttività umana raggiunge l’apice quando la temperatura media annua è di 13 gradi; quando il clima è più caldo la produttività dei Paesi diminuisce nettamente.

Stando allo studio, chi potrebbe risentire maggiormente del possibile aumento della temperatura saranno Africa, Asia, Sudamerica e Medio Oriente. Anche Usa e Cina, che attualmente sono allineati con questa media, corrono grossi rischi, mentre paradossalmente esistono altri Paesi (Russia, Mongolia e Canada), finora al di sotto della media di 13 gradi, che dal surriscaldamento globale riuscirebbero a trarre dei vantaggi, almeno in termini economici.

I dati parlano di una riduzione del reddito medio del pianeta di circa un 23% entro il 2100. Questo se le condizioni non mutassero. Pertanto, gli scienziati dicono che se i leader del mondo si impegnassero a realizzare i cambiamenti necessari a contrastare i cambiamenti climatici già in corso, i danni potrebbero essere ridotti al 15%.

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