economia cooperativa

Pubblicato il 27 ottobre 2015

Dimensioni dell’economia cooperativa nel Terzo Rapporto Euricse

Continuiamo il nostro viaggio nella galassia del Terzo Settore italiano, riflettendo questa settimana sui numeri e dati del sistema della Cooperazione, che – insieme a volontariato e associazionismo di promozione sociale – ne rappresenta una delle componenti principali.

Come forse i lettori più informati già sanno, è stato di recente pubblicato (agosto 2015) il Terzo Rapporto sulla Cooperazione, curato da Euricse – European Research Institute on Cooperative and Social Enterprises, in collaborazione con Alleanza delle Cooperative Italiane, che rende noti i risultati di una ricerca sulla rilevanza economica e occupazionale del sistema cooperativo nell’anno 2013, l’ultimo per il quale si dispone di una base dati sufficientemente completa, e analizza la dinamica sperimentata dalle cooperative italiane nel corso degli anni 2011-2013 e negli anni della crisi (2008-2013), anche in rapporto ad altre forme di impresa.

L’economia cooperativa rappresenta l’8,5% del PIL italiano, con un valore della produzione che supera i 108 miliardi. Nel 2013 le 67.062 cooperative italiane hanno generato un valore della produzione pari a 90,7 miliardi di euro, e i consorzi di cooperative 17,6 miliardi. È particolarmente rilevante il dato sugli anni della crisi (2008-2013), in cui, nonostante le difficolta congiunturali, la cooperazione ha segnato una crescita del 14%, pari a circa 10 miliardi. Nello stesso periodo, i consorzi hanno registrato un aumento del valore della produzione del 16,9%, corrispondente a un incremento di 2,4 miliardi di euro.

Ancora più significativi sono i dati sull’occupazione, che nel settore cooperativo negli anni della crisi paradossalmente è addirittura cresciuta. Le cooperative, infatti, hanno continuato ad assumere creando nuovi posti di lavoro stabili: ben il 68,1% delle posizioni attivate nel 2013 in cooperative erano infatti da lavoro dipendente a tempo indeterminato. Secondo il Prof. Carlo Borzaga e gli altri curatori della ricerca i dati confermano il ruolo anticiclico dell’economia cooperativa e evidenziano quanto importante sia il suo apporto nei momenti di maggiore difficoltà del sistema economico generale.

Importanti sono anche i dati evidenziati in materia di contribuzione fiscale. Dall’analisi complessiva sulle diverse forme di impresa, calcolata in rapporto al valore della produzione, emerge infatti che nel 2013 la pressione fiscale è stata superiore per le cooperative rispetto alle società per azioni. Aspetto quest’ultimo   che meriterebbe maggiore considerazione da parte dei decisori politici, che dovrebbero valorizzare meglio le potenzialità della cooperazione dell’economia italiana piuttosto che sfruttarla o mortificarla.

Alcune considerazioni fondamentali emergono dall’analisi dei risultati della ricerca Euricse.

In primo luogo, come già accennato, la ricerca mostra come in Italia le cooperative nel loro insieme contribuiscano significativamente alla formazione del prodotto interno lordo e all’occupazione. Il loro contributo assume ancora maggior rilevanza in alcuni settori strategici per l’economia italiana come l’agroalimentare, nonché in attività che influenzano direttamente il benessere dei cittadini, soprattutto di quelli che si trovano in situazioni di disagio, come sono per antonomasia le persone assistite dalle cooperative sociali.

In secondo luogo, le cooperative garantiscono occupazioni regolari e in generale più stabili delle altre forme di impresa. Inoltre, se si tiene conto al contempo delle dinamiche che hanno caratterizzato la cooperazione nell’ultimo decennio e dei processi di terziarizzazione in corso, è del tutto prevedibile che la crescita della cooperazione sia destinata a perdurare.

L’analisi sul lungo periodo dimostra che le imprese formate da persone che si associano per dare risposta a bisogni, invece che per realizzare profitto, rappresentano un attore indispensabile nella gestione di attività dove il capitale umano, e in particolare la sua qualità e le sue motivazioni, assumono particolare rilevanza. E ciò anche alla luce della dimostrata capacità delle cooperative di rispondere alle esigenze emergenti attraverso l’adattamento, non solo dei settori di attività, ma anche degli obiettivi e dei modelli di governance.

Infatti le cooperative hanno saputo reagire alla crisi meglio delle altre forme di impresa, soprattutto in virtù dalla loro particolare forma proprietaria e di governance. Per loro mission, esse non devono tutelare il valore del capitale investito, ma soddisfare, nei limiti del possibile, i bisogni dei propri soci, siano essi legati al consumo, al lavoro o alla gestione di segmenti dell’attività imprenditoriale. Di conseguenza, a fronte del calo della domanda e/o dei redditi dei soci causato dalla crisi, le cooperative hanno reagito cercando di aumentare o almeno mantenere inalterati i servizi offerti e, quindi, anche i livelli di produzione e di occupazione, riducendo invece i margini di gestione. In altri termini le cooperative hanno gestito la crisi al proprio interno senza scaricarne gli oneri sulle finanze pubbliche attraverso il ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali. Se si considera che le cooperative non solo non hanno ridotto gli occupati come la generalità delle altre imprese, ma li hanno aumentati, e che la loro tenuta ha permesso di tutelare, se non di accrescere, gli occupati anche in imprese non cooperative, è possibile stimare che il contributo complessivo della cooperazione all’occupazione nel corso della crisi è stato superiore a 220.000 posti di lavoro.

In definitiva dal Rapporto dell’Euricse emerge un’immagine della cooperazione più viva e salutare che mai, a cui però non sempre fa riscontro il giusto riconoscimento da parte delle istituzioni economiche e finanziarie di livello nazionale e internazionale. Sarebbe importante favorire con tutte le misure possibili la cooperazione e tributarle, oggi più che mai, il ruolo di attore economico particolarmente efficiente nel generare dinamiche virtuose e sostenibili, ma soprattutto capace di rispondere ai bisogni delle persone.

Cooperazione allo Sviluppo e lotta alla povertà: concetti chiave
Prime considerazioni sulla Legge di Stabilità 2016: quali risvolti per il sociale?

Tags: , , , , , ,

Giuseppe Paglione

Giuseppe Paglione è dottore di ricerca in Scienze Politiche e Sociali Internazionali presso l’Università di Teramo e ha esperienza pluriennale nell’europrogettazione come consulente per organizzazioni del terzo settore, scuole, centri di ricerca e piccole e medie imprese.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Loading Facebook Comments ...