Pubblicato il 17 ottobre 2015

L’importanza del welfare aziendale

Asili nido all’interno dell’azienda, benefit, assistenza sanitaria. Sono solo alcuni esempi del cosiddetto welfare aziendale che sempre di più comincia a prendere piede anche nel nostro Paese. Almeno stando a un’indagine condotta in materia dalla Od&M consulting, la società specializzata in Hr consulting di GiGroup, che esaminato 112 imprese con oltre 300 lavoratori. Tra le aziende che hanno partecipato allo studio, solo il 14,1% non ha un piano di welfare aziendale, mentre il 54,3% l’ha già implementato e il 31,5% ha intenzione di attivarlo entro i prossimi 2 anni.

Il gap tra grandi e piccole aziende è ancora molto ampio. Infatti, quasi la metà delle Pmi (47,8%) non ha alcun piano di welfare, al contrario delle imprese di medie (60%) e grandi dimensioni (69,2%), anche se coloro che hanno intenzione di lanciare dei piani analoghi sono il 52,2% delle piccole imprese (il 100% delle medie e il 94,9% delle grandi).

La presenza di un piano Welfare, inoltre, risulta essere più frequente fra le imprese multinazionali (60%), rispetto alle non multinazionali (45,9%), mentre chi non ha ancora attivato programmi di welfare aziendale ritiene si tratti di piani troppo complessi da gestire (69,2%), o troppo costosi (38,5%).

Quanto agli strumenti utilizzati nelle varie manovre di welfare aziendale, otto aziende su dieci affermano di aver tenuto conto dei bisogni dei dipendenti attraverso un sondaggio interno, anche se nell’offerta dei benefici si prediligono quelli defiscalizzabili. Tra I più frequenti trovano spazio: la ristorazione, con l’offerta di buoni spesa, bar aziendali o ristoranti convenzionati; la gestione del tempo, con maggiore flessibilità oraria, job sharing, periodi sabbatici non retribuiti; l’assistenza sanitaria e la previdenza; la mobilità; l’asilo nido e la cura delle persone anziane.

Tra le motivazioni che hanno spinto le imprese ad adottare questi programmi c’è, invece, quasi sempre quella di aumentare la performance e la produttività in azienda attraverso una nuova spinta motivazionale (rispettivamente 58,2% e 48,3%).

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Antonella Luccitti

Giornalista e direttore responsabile del portale "Felicità Pubblica". Amo la scrittura, il cinema e i viaggi.

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