I nomi dei cittadini che hanno contribuito alla realizzazione del ponte scritti sulle assi della struttura

Pubblicato il 8 ottobre 2015

Verso il bene comune: il crowdfunding civico

Una moltitudine significativa di soggetti istituzionali, soprattutto a livello di enti locali, sta utilizzando il crowdfunding per finanziare opere pubbliche e attività di restauro del tessuto urbano.

 Se da una parte il crowdfunding civico (dal libro “Il finanziamento collettivo come opportunità: il crowdfunding” curato dalla Direzione generale della Provincia Autonoma di Trento) porta con sé il superamento della separazione concettuale tra le sfere del privato, del pubblico e dell’impresa in vista di un bene e di un benessere comune o condiviso, dall’altra si tende più correttamente a distinguere a seconda che:

  1. i proponenti siano semplici cittadini:
    • si finanzia un bene comune, che né lo Stato, né il mercato, né la società civile riescono a realizzare;
    • si basa su obiettivi e valori di utilità civica, che derivano da un responsabilità per contatto con il bene comune e, quindi, dall’appartenenza a una comunità;
    • dà vita a un’economia di condivisione a livello di cittadini (diversi da utenti, fruitori, consumatori), in quanto la collaborazione, di cui è fortemente permeata, genera sviluppo, creazione, trasferimento e finanziamento di conoscenza;
    • si alimenta un retroterra solidale, equo e lontano dalla logica di mercato in uno schema che ricalca per certi aspetti la finanza di progetto quale istituto per la realizzazione e la gestione di opere;
  2. la proponente sia una pubblica istituzione:
    • si finanzia un suo progetto, che per definizione assume la qualificazione di pubblico;
    • si basa su obiettivi e valori definiti secondo gli schemi della responsabilità istituzionale, dove i processi della rappresentanza possono essere contaminati da quelli propri della democrazia partecipativa e deliberativa;
    • dà vita a un’economia imperniata sull’investimento pubblico, legittimato dalla sussidiarietà, in quanto solo quel livello di governo è in grado di farsi carico di quegli interessi primari, elevato così a rango pubblico;
    • impegna l’amministrazione in un protagonismo che ha senso solo chiamando “a raccolta” il contributo dei ciitadini, per siglare un patto di comunione antagonista alla via esclusiva della fiscalità.

In termini generali la dimensione civica del finanziamento collettivo è colta sia come grande speranza di cambiamento etico sia come mezzo di una strategia di innovazione sociale. Chi propone questa lettura muove, peraltro, da una prospettiva tipica dell’urbanistica e valorizza l’appartenenza alla città come una sorta di “casa della società”.

Il crowdfunding civico si può interrelazionare con:

  1. un sistema integrato, che, inserendosi nell’ambito della pianificazione urbana a 360 gradi, combina crowdsourcing, crowdvalidation e crowdfunding, attvando così pocessi di progettazione partecipata, di alfabetizzazione digitale e di restituzione di feedback fra i portatori di interessi. Nello specifico, si attiverebbe un percorso sequenziale con varie fasi:
  • proposta da parte di cittadini, associazioni, enti pubblici;
  • controllo come filtro in base a una valutazione di fattibilità da parte di una struttura tecnica (culturale – scientifica);
  • integrazione di metodi informativi e partecipativi online e offline;
  • votazione online nell’ambito di un intervallo di tempo tramite;
  • passaggio dei progetti più votati all’apertura della raccolta fondi;
  • avvio dei progetti che hanno centrato il target di finanziamento;

        2.il bilancio partecipativo, che prevede l’assegnazione di una parte di bilancio, generalmente di un ente  locale, ai cittadini, affinché partecipino alle scelte della Pubblica Amministrazione, incidendo per renderle più coerenti con le loro reali necessità.

Il crowdfunding civico rappresenta, quindi, una via d’uscita a una sempre più diffusa scarsità di risorse delle amministrazioni locali e favorisce inoltre un senso di appartenenza dell’individuo alla comunità che lo spinge a percepire la cosa pubblica non più come “dello stato”, ma come “propria”.

Un’opportunità di coinvolgere più persone nei processi decisionali e rendere disponibili più risorse finanziarie.

 Esempi di crowdfunding civico sono:

  • Il ponte pedonale Luchtsingel a Rotterdam, forse il primo progetto di civic crowdfunding: si è basato sulla possibilità di far incidere il proprio nome su uno dei 17 mila listelli che componevano il ponte. A seguito del successo della campagna, la municipalità di Rotterdam ha successivamente partecipato con 4 mln di euro. (leggi l’articolo)
  • La realizzazione di un prototipo per lo studio di fattibilità di una piscina sul East River a New York ha raccolto quasi 42 mila dollari su Kickstarter, mentre lo studio preliminare di un progetto di parco sotterraneo, sempre a New York, ha raccolto 150 mila dollari.
  • La campagna Made In Cloister ha raccolto oltre 75 mila sterline per recuperare un chiostro abbandonato nel centro della città di Napoli e destinarlo a spazi per piccoli laboratori/negozi di artigianato tipico.
  • La campagna Un Passo Per San Luca è la prima campagna di crowdfunding in Italia voluta da una pubblica amministrazione per finanziare dal basso la ristrutturazione di un bene pubblico, il portico di San Luca. La campagna ha raccolto 317 mila euro, andando oltre l’obiettivo iniziale.

Per una teoria generale del civic crowdfunding
I protagonisti del crowdfunding raccontano i segreti del finanziamento dal basso

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Barbara Scutti

Responsabile delle sezioni: Crowdfunding/Fundraising e Recensioni.

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