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Il Reddito di Inclusione Sociale

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Il tema della lotta alla povertà è da tempo all’ordine del giorno delle politiche nazionali e comunitarie. Tuttavia il nostro Paese è in gravissimo ritardo nel mettere in atto politiche di contrasto alla povertà generalizzate e realmente incisive.

Tra le proposte sul tappeto merita un’attenzione particolare quella del Reddito di Inclusione Sociale elaborata dall’Alleanza contro la povertà, sia per le sue caratteristiche innovative sia per l’autorevolezza dei soggetti che la sostengono.

Questa la descrizione sintetica del Reddito di Inclusione Sociale fornita dai suoi promotori.

Il REIS si rivolge a tutte le famiglie in povertà assoluta. È destinato ai cittadini, di qualsiasi nazionalità, in possesso di un valido titolo di legittimazione alla presenza sul territorio italiano e ivi presenti in forma regolare da almeno 12 mesi. Il principio guida è l’universalismo: una misura per tutte le famiglie in povertà. Ogni nucleo riceve mensilmente una somma pari alla differenza tra la soglia di povertà e il proprio reddito. Il principio guida è l’adeguatezza: nessuno è più privo delle risorse necessarie a raggiungere un livello di vita “minimamente accettabile”.

Insieme al contributo monetario i beneficiari del REIS – quando consono e necessario – ricevono servizi sociali, socio-sanitari, socio-educativi o educativi. Possono essere servizi contro il disagio psicologico e/o sociale, di istruzione, riferiti a bisogni di cura, per l’autonomia o di altra natura. S’intende così fornire nuove competenze agli utenti e/o aiutarli a organizzare diversamente la propria esistenza. Il principio guida risiede nell’inserimento sociale: dare alle persone l’opportunità di costruire percorsi che – nei limiti del possibile – permettano di uscire dalla condizione di marginalità.

Il REIS viene gestito a livello locale grazie a un impegno condiviso, innanzitutto, da Comuni e Terzo settore. I Comuni – in forma associata nell’Ambito – hanno la responsabilità della regia complessiva e il Terzo settore co-progetta insieme a loro, esprimendo le proprie competenze in tutte le fasi dell’intervento; anche altri soggetti svolgono un ruolo centrale, a partire da quelli dedicati a formazione e lavoro. Il principio guida consiste nella partnership: solo un’alleanza tra attori pubblici e privati a livello locale permette di affrontare con successo il nodo povertà.

Tutti i membri della famiglia tra 18 e 65 anni ritenuti abili al lavoro devono attivarsi nella ricerca di un impiego, dare disponibilità a iniziare un’occupazione offerta dai Centri per l’impiego e a frequentare attività di formazione o riqualificazione professionale. Il principio guida consiste nell’inserimento occupazionale: chi può, rafforza le proprie competenze professionali e deve compiere ogni sforzo per trovare un’attività lavorativa.

Il REIS costituisce un livello essenziale delle prestazioni, il primo tra gli interventi di politiche sociali a diventarlo. Viene così introdotto un diritto che assicura una tutela a chiunque cada in povertà assoluta. Il principio guida è quello di cittadinanza, secondo il quale viene garantito a tutti il diritto di essere protetti contro il rischio di povertà.

Sono soggetti fondatori dell’Alleanza: Acli, Action Aid, Anci, Azione Cattolica Italiana, Caritas Italiana, Cgil-Cisl-Uil, Cnca, Comunità di Sant’Egidio, Confcooperative, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Federazione Nazionale Società di San Vincenzo De Paoli Consiglio Nazionale Italiano – ONLUS, Fio.PSD, Fondazione Banco Alimentare ONLUS, Forum Nazionale del Terzo Settore, Jesuit Social Network, Legautonomie, Save the Children, Umanità Nuova-Movimento dei Focolari.

Sono soggetti aderenti dell’Alleanza: Adiconsum, Arci, Associazione Professione in Famiglia, ATD Quarto Mondo, Banco Farmaceutico, Cilap EAPN Italia, CSVnet – Coordinamento Nazionale dei Centri di Servizio per il Volontariato, Confederazione Nazionale delle Misericordie d’Italia, Federazione SCS, Fondazione Banco delle Opere di Carità Onlus, Fondazione ÉBBENE, Piccola Opera della Divina Provvidenza del Don Orione, U.N.I.T.A.L.S.I. – Unione Nazionale Italiana Trasporto Ammalati a Lourdes e Santuari Internazionali.

Per un primo approfondimento del tema riportiamo, di seguito, il Documento politico dell’Alleanza contro la povertà in Italia, elaborato nel marzo 2015 e più volte rilanciato all’attenzione del mondo politico.

Documento politico dell’Alleanza contro la povertà in Italia

 Il Piano Nazionale contro la Povertà

Tutti gli aderenti all’Alleanza hanno svolto insieme un lavoro di approfondimento, tenendo conto delle proposte già elaborate, che ha prodotto una proposta organica di riforma a regime ampiamente condivisa da tutti i soggetti che la compongono, di seguito illustrata. Sulla base degli indicatori socio-economici, delle conoscenze e delle esperienze maturate, l’Alleanza ritiene che si debba avviare al più presto il Piano Nazionale contro la Povertà, del quale il nostro Paese ha evidente bisogno e la cui attuazione si declina nei punti che seguono. Questa, dunque, è la prima richiesta dell’Alleanza al Governo Italiano.

  1. Far partire il Piano nazionale contro la Povertà

L’Alleanza chiede al Governo italiano di avviare al più presto un Piano nazionale contro la Povertà, di durata pluriennale. Il Piano deve contenere le indicazioni concrete affinché venga gradualmente introdotta una misura nazionale, rivolta a tutte le persone e le famiglie in povertà assoluta nel nostro paese, che si basi su una logica non meramente assistenziale ma che sostenga un atteggiamento attivo dei soggetti beneficiari dell’intervento. Pertanto è necessario impegnare da subito risorse adeguate a far partire il Piano nazionale e non limitarsi a risorse destinate a strumenti che rispondono a logiche emergenziali, senza definire un quadro organico di interventi.

  1. Gradualismo in un orizzonte definito

Bisognerà prevedere che a partire dal primo anno ricevano la misura un numero significativo di persone (si veda il prossimo punto), con una crescita graduale in ogni annualità successiva. Nella stesura del Piano, il legislatore deve assumere precisi impegni riguardanti le tappe intermedie e il suo punto di arrivo. L’ultimo anno corrisponderà al primo della misura a regime, a partire dal quale tutte le famiglie in povertà assoluta riceveranno la misura. Occorrerà specificare l’ampliamento dell’utenza, e il relativo finanziamento, previsto per ogni precedente annualità. Senza una simile prospettiva pluriennale, infatti, risulterebbe poco realistico immaginare la costruzione di un sistema locale di servizi adeguato alla lotta contro l’esclusione sociale. Questa costruzione richiede investimenti, sviluppo di competenze e programmazione: gli enti locali, il terzo settore e le Organizzazioni Sindacali impegnate nel territorio potranno realizzarla solo se riceveranno un’adeguata stima economica e previsionale.

  1. Prima i più deboli

In ogni anno della transizione l’utenza – come detto – si deve allargare rispetto al precedente. L’ordine di fruizione della misura viene definito esclusivamente in base alla condizione economica: nell’ambito delle famiglie che sono in povertà assoluta, si comincia da coloro che versano in condizioni economiche più critiche e progressivamente si copre anche chi sta “un po’ meno peggio” sino a fornire la misura – a partire dall’ultimo anno della transizione – a tutti i nuclei in povertà assoluta.

  1. Cominciare subito con i servizi

Sin dall’inizio, la misura deve assumere alcuni tratti fondamentali. Deve costituire il diritto a una prestazione monetaria accompagnato dall’erogazione dei servizi necessari ad acquisire nuove competenze e/o organizzare diversamente la propria vita (Servizi per l’impiego, contro il disagio psicologico e/o sociale per esigenze di cura e altro). Una particolare attenzione deve essere rivolta ai servizi alla persona, elemento orientato a favorire l’inclusione sociale e valorizzare l’atteggiamento attivo da parte dei soggetti beneficiari dell’intervento.

  1. Assicurare continuità

Le prestazioni nazionali sperimentali o una tantum già esistenti contro la povertà assoluta devono confluire progressivamente nella misura. Per la precedenza a ricevere la nuova misura durante la transizione, al principio di “dare prima a chi sta peggio” si affiancherà quello di garantire la continuità. Pertanto, alle persone in povertà assoluta che non riceveranno le prestazioni fino ad oggi in vigore sarà garantita la nuova misura senza interruzioni del sostegno pubblico. L’Alleanza ritiene come principio fondamentale che per sostenere un piano di lotta alla povertà non si debbano sottrarre né spostare risorse destinate e vincolate al sociale. Le prestazioni a oggi erogate dal sistema assistenziale non devono subire modifiche peggiorative per i fruitori.

  1. No a guerre tra poveri

Le prossime leggi di Stabilità non devono prevedere la messa in discussione delle altre misure per il welfare sociale a rischio, a partire dai fondi nazionali (innanzitutto Fondo nazionale politiche sociali e Fondo Non Autosufficienza), oggetto negli anni recenti di tagli radicali, che ne hanno già messo in discussione la sopravvivenza. L’investimento sulla lotta alla povertà assoluta non può considerarsi in alcun modo sostitutivo del necessario potenziamento di questi Fondi. Allo stesso modo, le risorse necessarie per finanziare la misura contro la povertà assoluta non dovranno essere recuperate togliendole ad altre fasce deboli o a rischio di fragilità della popolazione.

  1. Uno strumento di politica sociale e non di politica del lavoro

Tradizionalmente in Italia tutta l’attenzione è stata concentrata sulle politiche del lavoro, a scapito delle politiche sociali. Il nostro obiettivo è quello di valorizzare l’importanza di quest’ultime, ed è ad esse che appartiene la nostra proposta.

  1. Il finanziamento deve essere assicurato dallo Stato

A regime la misura dovrà costituire un livello essenziale delle prestazioni sociali e, dunque, interamente finanziato dallo Stato. Eventuali finanziamenti con Fondi europei o altro – una volta verificatene la legittimità – potrebbero essere utilizzati parzialmente durante la transizione, ma solo in presenza di un chiaro impegno dello Stato per la situazione a regime. Il possibile contributo finanziario di donatori privati svolgerà un ruolo di rilievo, con funzione complementare rispetto al necessario finanziamento statale del livello essenziale. Siamo persuasi che la proposta del REIS è compatibile con le capacità finanziarie dello Stato, il quale dovrà comunque tenere conto di vincoli finanziari sostenibili. Evidenziare la necessità del finanziamento statale non significa assolutamente svilire tutto quello che è già stato realizzato nel territorio contro la povertà che, al contrario, dovrà essere valorizzato e confluire nella riforma. Da una parte, le risorse attualmente impiegate nella lotta alla povertà a livello regionale e territoriale dovranno rimanere comunque destinate alla spesa sociale per le famiglie in condizione disagiata. Allo stesso modo, tutto il patrimonio di esperienze maturate a livello territoriale, da parte di Enti Locali, Terzo Settore e Organizzazioni Sindacali Confederali, dovrà essere valorizzato nella costruzione della riforma e confluire in essa. La proposta del REIS prevede, quindi, una cornice, definita dallo Sato, di obiettivi strategici e risorse per il loro perseguimento, e la traduzione operativa delle misure ad opera delle istituzioni locali.

  1. Valorizzare la partecipazione sociale

L’efficacia della nuova proposta di riforma è commisurata al pieno coinvolgimento delle Organizzazioni Sindacali e del Terzo settore con le Istituzioni interessate, sia nella programmazione che nella progettazione e gestione degli interventi.

Una passione sostenibile
Torniamo a parlare di etica ed economia
1 Comment
  1. […] Facciamo il punto su due temi tra loro strettamente connessi: le politiche di contrasto alla povertà e il reddito di inclusione sociale. L’occasione ci è fornita dal recente incontro tra il ministro Giuliano Poletti e l’Alleanza contro la povertà in Italia, un cartello di organizzazioni che hanno deciso di far convergere gli sforzi verso il comune obiettivo di introdurre nella legislazione italiana il “reddito di inclusione sociale” (leggi l’articolo). […]

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